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La Commissione “severa e giusta” rispetto all’adesione croata?


Foto: Flickr
Alessandro Polvani

La questione dell’adesione croata all’Unione sembra essere giunta ad un punto di  blocco. La Commissione ha richiesto recentemente un “raddoppio degli sforzi” su tre questioni considerate cruciali per permettere l’adesione croata, per la quale le negoziazioni dovrebbero concludersi il prossimo Giugno: si tratta della collaborazione del governo croato in materia di crimini di guerra, di lotta alla corruzione, e in relazione a ciò, della riforma della giustizia.

Quali sono i progressi che possiamo attenderci in questo senso?

In materia di riforma della giustizia,  un’opinione congiunta delle organizzazioni rappresentanti la società civile croata, emanata a metà febbraio, esprime preoccupazione sulla possibilità che il capitolo negoziale 23 “Diritti fondamentali e magistratura” possa essere chiuso prima che effettive riforme siano attuate. Delle riforme urgenti sono richieste sia sotto il profilo della lotta alla corruzione, per la quale sono richiesti sostanziali progressi, che sotto il profilo di una riforma del sistema giudiziario,

Tra le organizzazioni che hanno elaborato questo rapporto figura la sezione croata di Transparency  International, il principale think-tank europeo attivo nel campo della lotta alla corruzione. Le conclusioni rivelano come questo problema abbia enormi dimensioni in Croazia, come dimostrato anche dalle recenti manifestazioni di piazza. Purtroppo, queste problematiche sono condivise da Romania e Bulgaria, le quali hanno ultimato il loro processo di adesione nel 2007, e che secondo il rapporto indipendente pubblicato da Transparency, hanno realizzato nel 2010 un indice di percezione della corruzione ben peggiore rispetto a quello della Croazia.

Per quanto riguarda l’altro campo che ha attirato critiche da parte della Commissione, quello della riforma del sistema giudiziario, sono necessari progressi per quanto riguarda l’autonomia della magistratura dal potere esecutivo. Anche se una nuova legislazione più garantista è stata approvata, lo scorso gennaio 57 giudici sono stati frettolosamente nominati prima che la nuova procedura entrasse in vigore, a dimostrazione della scarsa volontà della classe politica di introdurre effettive e sostanziali riforme. Da notare anche il fatto che i giudici costituzionali sono tuttora nominati con un semplice voto parlamentare (in Romania ciò non avviene più dal 2003; in Bulgaria solo un terzo dei giudici costituzionali è nominato secondo questo metodo).

La considerazione per cui,  per molti aspetti, la tutela dei diritti civili non è peggiore in Croazia rispetto ad altre realtà comunitarie, come quella bulgara e romena, può spingere a sostenere un’adesione prematura della Croazia, grazie ad una fuorviante argomentazione per cui, se Romania e Bulgaria sono state ammesse pur non avendo oggettivamente completato il loro percorso di riforme, anche la Croazia dovrebbe esserlo. Riteniamo che questo tipo di ragionamento provochi una sorta di “livellamento verso il basso” della condizione dei diritti civili in Europa, nonché una sorta di “Europa a due velocità” sotto questo punto di vista.

È importante notare come questa attenzione che l’UE deve  legittimamente prestare alle scelte dei paesi candidati non è identificabile come inutile pedanteria o maniacale attenzione ai dettagli. L’Europa ha un grande potere, quello di influenzare, tramite i meccanismi insiti all’adesione, il cambiamento nei paesi che si candidano alla membership. Questo potere, noto come europeizzazione, può consentire alla Croazia di fare grandi passi in materia di libertà civili. È tuttavia necessaria un’intransigenza quanto al rispetto dei criteri indicati per i singoli capitoli negoziali.

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