{"id":4170,"date":"2012-11-19T11:26:56","date_gmt":"2012-11-19T10:26:56","guid":{"rendered":"https:\/\/euroalter.local\/2012\/il-reddito-minimo-garantito-una-questione-di-uguaglianza"},"modified":"2012-11-19T11:26:56","modified_gmt":"2012-11-19T10:26:56","slug":"il-reddito-minimo-garantito-una-questione-di-uguaglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euroalter.com\/it\/il-reddito-minimo-garantito-una-questione-di-uguaglianza\/","title":{"rendered":"Il Reddito minimo garantito: una questione di uguaglianza"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo di Maria Chiara Patuelli, coordinatrice Forum Welfare Sel Bologna<\/em><\/p>\n<p> L&#39;Italia e la Grecia sono gli unici paesi europei a essere totalmente privi di una misura di integrazione al reddito per le persone in situazione di povert\u00e0. Questa assenza, segno di un sistema di welfare che non ha il riequilibrio delle disuguaglianze economiche tra le sue priorit\u00e0, \u00e8 particolarmente grave in una situazione di crescente impoverimento.<\/p>\n<p> <a href=\"http:\/\/www.redditogarantito.it\">La Proposta di legge di iniziativa popolare per l&#39;istituzione del reddito minimo garantito in Italia<\/a>, lanciata da una rete di movimenti e associazioni, tra cui European Alternatives, rappresenta un&#39;occasione importante per cambiare il segno al sistema di welfare italiano in chiave universale e per strutturare un sistema coerente di servizi pubblici ad esso strettamente connessi.<\/p>\n<p> Nel 2011 l&#39;11% della popolazione italiana (oltre 8 milioni di persone), era sotto la soglia di povert\u00e0 relativa, con una soglia fissata a 1.011,03 euro di spesa disponibile mensilmente per una famiglia di due componenti (dati Istat). I bambini sono tra i pi\u00f9 poveri in Italia: il 27,8% delle famiglie con 3 figli minori \u00e8 in situazione di povert\u00e0. La media \u00e8 pi\u00f9 alta anche tra gli anziani, tra chi ha titoli di studio bassi e tra gli operai.<\/p>\n<p> La Strategia della Commissione Europea UE 2020 utilizza un diverso sistema di misurazione della povert\u00e0 composto da tre diversi indicatori: rischio di povert\u00e0 relativa (reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale), situazioni di grave deprivazione materiale, bassa intensit\u00e0 di lavoro dei componenti del nucleo familiare. Il 23% della popolazione europea \u00e8, in base a questo calcolo, &ldquo;a rischio di povert\u00e0 ed esclusione&rdquo; (anno 2010); in Italia il dato riguarda ben il 24,5% della popolazione.<\/p>\n<p> Il sistema di welfare italiano \u00e8 noto per essere tra i meno efficaci a livello europeo per il contrasto alle disuguaglianze: la spesa sociale pro-capite \u00e8 nella media, ma incide molto meno sulla riduzione della povert\u00e0. La causa principale di questa asimmetria \u00e8 la sproporzione nella spesa per il welfare del nostro paese, che \u00e8 molto sbilanciata a favore della spesa per le pensioni (che riproducono le disuguaglianze nel reddito della vita lavorativa). In Italia la spesa pensionistica incide per il 60% sul totale della spesa sociale, a fronte di una media UE del 45%. Se la sanit\u00e0 &ndash; unico vero e grande strumento di welfare universale italiano (e ora, guarda caso, sotto un violento attacco dal governo Monti) &ndash; \u00e8 quasi nella media UE con il 32% del totale della spesa, le altre prestazioni (disoccupazione, famiglia, casa, povert\u00e0, non autosufficienza) raggiungono solo l&#39;8%, a fronte di una media UE del 18% (dati Eurostat).<\/p>\n<p> In assenza di un reddito minimo garantito, i trasferimenti monetari che caratterizzano il sistema di welfare italiano sono estremamente frammentati, rivolti solo a specifici target di popolazione: ad anziani e disabili &ndash; grazie alla pensione minima, alle indennit\u00e0 di accompagnamento, agli assegni di invalidit\u00e0, e ai nuclei famigliari con figli a carico.<\/p>\n<p> Le politiche di sostegno alla famiglia, che dovrebbero essere il cuore di un welfare che garantisca pari opportunit\u00e0 alle nuove generazioni e pensi al futuro, prevedono assegni familiari di modesta entit\u00e0 confronto ad altri paesi europei e detrazioni fiscali per figli a carico erogabili solo a chi percepisce un reddito da lavoro dipendente (escludendo cos\u00ec una larga fascia di giovani famiglie di precari). Negli ultimi anni \u00e8 stato istituito un modesto assegno per nuclei familiari con 3 figli minori e lo strumento mal strutturato della Social card. A questo quadro vanno aggiunti lo stravolgimento del nostro sistema di ammortizzatori sociali introdotto con la Riforma Fornero e il taglio del fondo per le politiche sociali che nel 2012 viene azzerato.<\/p>\n<p> In tale contesto c&#39;\u00e8 da chiedersi come, fino ad oggi, il sistema abbia retto. La risposta \u00e8 semplice: delegando alla famiglia il ruolo di protezione sociale che il nostro welfare non \u00e8 in grado di garantire. Come auspicato nel Libro bianco dell&#39;ex-Ministro Sacconi, la famiglia rappresenta, in assenza di un sistema di assistenza sociale universalistico, la cerniera tra Stato e Mercato. Il breadwinner (il &ldquo;capofamiglia&rdquo;), nella maggior parte dei casi maschio, &ldquo;protegge&rdquo; i membri della famiglia (donne, giovani) che, non lavorando, hanno difficilmente accesso a prestazioni sociali. Una visione anacronistica, sia per quanto riguarda le nuove forme di relazioni familiari, che per la crescente disoccupazione.<\/p>\n<p> Eppure, come \u00e8 noto, \u00e8 la stessa Commissione europa a chiedere di istituire in tutti i paesi membri una misura di reddito minimo. Nel 1997, a seguito della Commissione Onofri voluta dal primo governo Prodi, \u00e8 stata lanciata una sperimentazione del Reddito Minimo di inserimento che, nonostante i risultati positivi, \u00e8 stata abbandonata e non convertita in legge. La legge 328\/2000 di riordino dei servizi sociali aveva previsto l&#39;istituzione del reddito minimo d&#39;inserimento e la definizioni di livelli essenziali nelle prestazioni sociali; a tale legge \u00e8 per\u00f2 seguita nel 2001 la riforma del titolo V della Costituzione che ha dato potere legislativo alle regioni in materia di assistenza sociale senza per\u00f2 dotarle di una sufficiente autonomia economica. A distanza di pi\u00f9 di 10 anni, anche a causa di questo impasse istituzionale e della pi\u00f9 generale mancanza di volont\u00e0 politica, un sistema di welfare universale in Italia che riconosca chiari diritti resta lettera morta.<\/p>\n<p> Un ruolo importante nelle misure di contrasto alla povert\u00e0 viene oggi giocato dagli enti locali che per\u00f2, in assenza di chiare indicazioni sui livelli minimi e di risorse, forniscono servizi estremamente disomogenei. \u00c8 alto il livello di discrezionalit\u00e0 nell&#39;erogazione di forme di sostegno al reddito (contributi economici, borse lavoro&#8230;) e nell&#39;individuazione di chi \u00e8 &ldquo;meritevole&rdquo; di assistenza, muta con il cambiare delle amministrazioni e spesso in base alle valutazioni dei singoli servizi sociali.<\/p>\n<p> \u00c8 troppo spesso carente una visione politica dei servizi sociali quali forma di redistribuzione del reddito, una capacit\u00e0 di analisi e di scelta sulla definizione delle vecchie e nuove forme di povert\u00e0, una cultura diffusa che veda nel diritto ad una vita degna per tutti la priorit\u00e0 delle amministrazioni. Mancano in primis le risorse. A questo si somma la sempre maggiore delega data agli enti caritatevoli che, con un ipocrita e strumentale richiamo alla sussidiariet\u00e0, sono spesso chiamati ad agire in sostituzione degli enti locali; la logica che frequentemente guida l&#39;aiuto di questi enti non parte dal riconoscimento di diritti per tutte\/i, ma da una richiesta di protezione personale che presuppone fedelt\u00e0 e dedizione da chi la riceve.<\/p>\n<p> <iframe loading=\"lazy\" allowfullscreen=\"\" frameborder=\"0\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/zxBbi3hlXkU\" width=\"560\"><\/iframe><\/p>\n<p> L&#39;introduzione di un reddito minimo garantito \u00e8 necessaria, sopratutto in questo momento di grave crisi economica e di iper-precarizzazione delle esistenze, per prevenire l&#39;esclusione sociale e la marginalit\u00e0: i dati Istat sui senza fissa dimora ci dicono che il 63% ha vissuto in una casa lo scorso anno e il 61% aveva un lavoro stabile. \u00c8 necessario per sostenere le situazioni di fragilit\u00e0 estrema, spesso croniche, che ad oggi sono appese al filo di sostegni saltuari e frammentati.<\/p>\n<p> Infine, il reddito minimo garantito (unitamente ad altre forme di sostegno alla genitorialit\u00e0 ad oggi assolutamente insufficienti) \u00e8 necessario per dare pari opportunit\u00e0 ai bambini e alle bambine, che se nascono poveri sono destinati a rimanerlo anche da adulti nel 70% dei casi. Un dato impressionante, sintomo di cittadinanza dimezzata, che rende esplicita l&#39;incapacit\u00e0 e la mancanza di volont\u00e0 politica nel nostro paese di contrastare le disuguaglianze economiche e sociali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Maria Chiara Patuelli, coordinatrice Forum Welfare Sel Bologna L&#39;Italia e la Grecia sono gli unici paesi europei a essere totalmente privi di una&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4170","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-european-alternatives"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Il Reddito minimo garantito: una questione di uguaglianza - European Alternatives<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/euroalter.com\/il-reddito-minimo-garantito-una-questione-di-uguaglianza\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Il Reddito minimo garantito: una questione di uguaglianza - 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