Transeuropa Festival: 6th – 10th November in Palermo

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Transeuropa è uno dei festival artistici e politici transnazionali più longevi d’Europa. Fondata nel 2007 a Londra dall’organizzazione internazionale European Alternatives, Transeuropa si svolge ogni due anni in una diversa città europea. Dopo Belgrado (2015) e Madrid (2017), l’edizione 2019 arriva a Palermo in collaborazione con BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo. 

La nuova edizione di Transeuropa si svolge nel contesto del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989-2019) e presenta un ricco programma di mostre, conferenze pubbliche, musica dal vivo e concerti, coinvolgendo un gran numero di spazi storici della città e artisti e relatori di livello mondiale. 

Se l’Italia si è recentemente distinta per le sue pulsioni nazionaliste, la città di Palermo racconta invece una storia di apertura e di sfida globale. È a questa storia che si collegherà il Festival. 

Palermo è la città di chi salva vite in mare, il porto di Mediterranea e la capitale dell’accoglienza. Transeuropa porterà qui la nuova opera teatrale del premiato regista svizzero Milo Rau, “Il Nuovo Vangelo”. In collaborazione con Matera Capitale Europea della Cultura e il Teatro Argentina di Roma, si mette in scena il primo “Gesù nero”, nella persona dell’attivista contro lo sfruttamento dei braccianti Yvan Sagnet, insieme a dodici apostoli provenienti dai ghetti dei braccianti migranti nel Sud Italia. 

Palermo, con i suoi fitti rapporti con il nuovo municipalismo civico, rappresenta altresì il nuovo protagonismo internazionale del Meridione. Sarà in questa cornice che avrà luogo un importante incontro tra il sindaco Leoluca Orlando e Tunç Soyer, sindaco di Izmir, metropoli turca di oltre quattro milioni di abitanti, e personaggio in prima fila dell’opposizione al regime di Erdogan. 

Proprio mentre è in discussione all’ONU il piano di un “Green New Deal”, bandiera anche del nuovo governo italiano, Transeuropa porterà a Palermo il primo congresso internazionale in Italia sul tema, forte di una collaborazione con la London School of Economics e l’Università di Palermo. 

Mentre, infine, la discussione sull’autonomia differenziata rischia di spaccare in due il Paese, a Palermo si parlerà invece di confederalismo democratico, invitando per una mostra site-specific il regista olandese Jonas Staal, già architetto del Parlamento della Rojava, il primo parlamento “non nazionale” nella regione autonoma curda in Siria. 

IL TEMA

Ogni città è una comunità a sé, scriveva Aristotele, svelando così una delle grandi tensioni che ci accompagnano ancora oggi: quella fra l’universalismo di nozioni quali umanità e giustizia e il carattere invece spesso respingente della polis, definita per contrasto con chi non ha diritto di cittadinanza. Ogni confine traccia infatti una linea di demarcazione al tempo stesso includente ed escludente: identifica il noi, lo spazio di familiarità e di solidarietà, e l’altro, lo spazio di estraneità e indifferenza; ogni muro circoscrive l’amico e stigmatizza il nemico.

Ma è possibile fondare una comunità politica sullo sconfinamento? È possibile risolvere quella che Zygmunt Bauman considerava la sfida del momento, ossia “progettare – per la prima volta nella storia umana – un’integrazione che non sia più fondata sulla separazione”? È possibile immaginare uno spazio già e sempre definito come superamento di sé stesso; uno spazio multiplo, oltremuro, dove una pluralità di confini si intrecciano e si interrogano a vicenda, all’interno e oltre ogni frontiera?

Si tratta questa, a guardar bene, di una condizione che ritroviamo già oggi in una città come Palermo: il centro del mediterraneo, la cerniera culturale e politica tra continenti, forte di una vocazione transculturale e intersezionale vissuta in modo del tutto compromettente. Un microcosmo attraversato da contraddizioni e conflitti, esperienze e storie assolutamente irriducibili a singola identità.

I muri di una città plurale raccolgono, spesso drammaticamente, testimonianze dal tempo e dal passaggio di molte umanità, il lascito di intere comunità e civiltà. Proprio queste vestigia ora offrono la sfida per un confronto con se stesse e con la capacità e volontà di farsi attraversare, mettendosi in gioco per superare, profeticamente, le pulsazioni alla presa di distanza, al rifiuto e alla ghettizzazione.

Nell’interpretazione dell’arte alcuni luoghi iconici della polis, densi di memorie, offrono se stessi a epifanie, speranze o inquietudini. Blocchi, bordi e muri possono essere mentali, fisici, culturali o economici ma l’intervento degli artisti riguarda in ogni caso la consapevolezza, la presa di posizione, la capacità di dinamizzare concetti e materiali poetici verso una prospettiva di continuo cambiamento e inclusione.

VISITA IL SITO DI TRANSEUROPA FESTIVAL 

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