Luigi de Magistris: “A Napoli siamo tutti illegali o nessuno lo è”

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Dietro ogni città ribelle c’è una struttura viva di movimenti sociali, organizzazioni della società civile e cittadini attivi che vogliono riprendere in mano il diritto a decidere sul futuro della propria città. Queste città sono diventate spazi di innovazione radicale e rigenerazione democratica. In un momento in cui le istituzioni europee e nazionali stanno perdendo il supporto dei propri cittadini, le città ribelli rispondono mettendo questi ultimi al centro del processo decisionale, difendendo la partecipazione dal basso  nelle istituzioni politiche e lavorando per proteggere e rafforzare i beni comuni.

Ne sono esempi Barcellona, in cui la leader del movimento radicale municipale contro gli sfratti ha vinto le elezioni lo scorso anno; o Messina, la città siciliana dove per tre anni il sindaco ha sperimentato in città una struttura politica più partecipativa e democratica. E poi c’è Napoli.

Qualche anno fa il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ricevette istruzioni di licenziare 300 maestre per rispettare i vincoli del patto di stabilità imposti dal governo Renzi. De Magistris, ex magistrato, si rifiutò e si appellò a difesa del diritto costituzionalmente garantito a un’istruzione di qualità per tutti. Denunciato e portato in tribunale, De Magistris vinse il processo. La costituzione italiana, concluse la Corte dei Conti, ha la precedenza sulla legislazione. Le maestre, e il sindaco, tornarono vittoriosi al proprio posto.

Oggi, dopo la ri-elezione di De Magistris nel 2016 con una maggioranza schiacciante, Napoli rimane una città di grande partecipazione sociale e innovazione politica. Napoli è stata la prima città italiana ad aver istituito un “Assessorato ai Beni Comuni” e la prima a cambiare lo statuto cittadino, inserendo i beni comuni come uno degli interessi da proteggere e riconoscere come diritti fondamentali della persona; fa parte della rete di città rifugio che accolgono attivamente rifugiati e richiedenti asilo e sta sperimentando nuove forme di co-decisione tra cittadini e istituzioni.

European Alternatives: Lei è stato recentemente rieletto sindaco di Napoli, con il supporto di liste della società civile e movimenti sociali, e senza il sostegno di alcun partito. Alcuni degli attivisti che erano in piazza a manifestare contro austerità e corruzione sono adesso consiglieri comunali con lei. Qual è la relazione oggi tra società civile e istituzioni?

Luigi De Magistris: Questa è una novità assoluta nel panorama istituzionale e politico. Quella tra società civile, movimenti sociali e istituzioni locali è una relazione in costruzione, nella quale ognuno deve preservare la sua autonomia, costruendo allo stesso tempo nuove forme di relazioni e partecipazione. Ci sono canali di partecipazione tradizionale come la partecipazione dei movimenti sociali o le occupazioni del consiglio comunale, ma ci sono anche nuovi modi di lavorare insieme. Un esempio di queste nuove forme di co-decisione è la discussione condivisa della proposta di nuove leggi municipali, in un processo di co-deliberazione dei regolamenti che governano la città. Come succede? Tramite contatti diretti, assemblee aperte e popolari nei quartieri, tramite osservatori e intrattenendo una relazione diretta con i centri sociali e gli spazi di attivismo e cittadinanza attiva. Per esempio, un progetto importante è quello di demolire e ri-costruire lo spazio de “Le Vele”, un progetto di case popolari risalenti agli anni 60 che fu co-progettato dalla città, l’università e il comitato autonomo di quartiere. Questa è un’area aperta di sperimentazione, e sempre più nuove idee e pratiche ne verranno fuori nei prossimi mesi, anche tramite il ricorso alla  tecnologia. Ma andando oltre la rivoluzione dei social network; noi vogliamo anche lavorare insieme incontrandoci.

European Alternatives: Nel 2011 durante un referendum 27 milioni di italiani hanno votato perché l’acqua rimanesse un bene comune e fosse restituita al settore pubblico. Napoli è l’unica delle grandi città che ha davvero dato seguito a questa richiesta, riportando la gestione dell’acqua al controllo municipale e cominciando a sviluppare una gestione partecipata per l’ente. Come sta andando questo processo?

Luigi De Magistris: Ne siamo molto felici. Ovviamente ci sono difficoltà giuridiche, tecniche e finanziarie, ma siamo riusciti a trasformare una compagnia di profitto in un ente pubblico che adesso gestisce l’intero ciclo della gestione dell’acqua e ha aumentato il suo numero di impiegati. Abbiamo dimostrato che la gestione partecipata può essere una soluzione economicamente sostenibile. Ora dobbiamo fare ulteriori passi verso la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini nel Consiglio di Amministrazione dell’ente, ma restiamo dell’idea che l’acqua sia un bene comune e vogliamo continuare a stare in prima linea per la sua gestione partecipata a livello europeo.

European Alternatives: Parlando di beni comuni, Napoli ha una serie di immobili occupati da cittadini e movimenti sociali e utilizzati per iniziative culturali, sociali e solidali. Recentemente il suo consiglio comunale ha votato una legge che identifica questi spazi come beni comuni sociali o, in altre parole, ha legittimato e legalizzato le occupazioni sociali di spazi inutilizzati sia pubblici che privati.

Luigi De Magistris: Questi spazi non sono occupati, bensì liberati. Ci sono situazioni nelle quali, per qualsiasi motivo, gli immobili pubblici e privati vengono lasciati in stato di abbandono, chiusi alla popolazione e creano delle zone vuote nelle nostre città. Quando un gruppo di cittadini se ne occupa, li pulisce, li ripara,li apre alla collettività con attività sociali, sportive e culturali, questi spazi vengono restituiti alla cittadinanza. Sono i nuovi beni comuni e devono essere trattati come tali, non criminalizzati e sgomberati.

European Alternatives: Il modello dei beni comuni, con la gestione pubblica partecipata, potrebbe essere pensata su scala nazionale con gli enti pubblici?

Luigi De Magistris: Si, questo modello deve essere esteso alle compagnie statali. E’ questo che, in fondo, l’articolo 41 della Costituzioni ci ri-chiede con l’idea dell’utilità sociale. Noi ci siamo ripresi questo strumento giuridico. Il nostro progetto non è altro che un’implementazione della nostra Costituzione, e così dovrebbe essere fatto a livello nazionale.

European Alternatives: Le foto dei cittadini napoletani con i cartelli “refugees welcome” sono diventate virali in Italia, in particolare perché negli stessi giorni  molte sono state le manifestazioni anti-migranti. Cosa c’è di diverso a Napoli? Che tipo di politica di accoglienza state costruendo?
Luigi De Magistris: Napoli è una città rifugio e un riparo. Crediamo che la solidarietà e le politiche di accoglienza siano il miglior antidoto contro il terrorismo e il modo migliore per costruire ponti tra culture e garantire la pace. A Napoli o siamo tutti illegali, oppure nessuno lo è. Questa è la storia della nostra città, ma è anche la nostra visione politica. Napoli è in prima fila per una nuova “diplomazia dal basso”, che lavori per un Mediterraneo di pace e non di guerre, motivo per cui – per esempio – lavoriamo sempre di più con le città del Nord Africa. Ti racconto una storia che ha coinvolto tutta la cittadinanza di Napoli. C’è stato un gran numero di arrivi dalla Libia. Napoli è una città di grandi sofferenze e difficoltà economiche, ma anche una città di grande solidarietà. Non solo i cittadini offrivano cibo e vestiario, ma hanno anche aperto le proprie case per dare accoglienza ai migranti. La notte di Natale tutti i migranti in transito sono stati ospitati dalle famiglie napoletane e con loro hanno festeggiato.

European Alternatives: Il tema delle migrazioni è un buon esempio di una possibile nuova relazione tra la dimensione municipale ed europea. Ada Colau ha lanciato una rete di città rifugio, Gesine Schwan, tra gli altri, spinge per una relazione più diretta tra città e per lo schema europeo di ricollocamento dei rifugiati. Si può immaginare un nuovo ruolo europeo per le città che sia anche in grado di bypassare lo stato nazione?

Luigi De Magistris:  Questa è già una realtà. Ho lavorato con questo scopo quando ero Parlamentare Europeo a Bruxelles. Come presidente della Commissione Bilancio ho lavorato perché una buona parte dei fondi europei venissero assegnati alle città. Abbiamo bisogno di un’Europa di città, di un’Europa di persone, di un’Europa di giustizia e uguaglianza economica. Dobbiamo spingere perché Bruxelles dia un ruolo maggiore alle città e ai territori, che è una condizione di partenza necessaria  per un futuro più prospero e democratico. Ci sono segnali importanti da città come Barcellona, Berlino, molte città dell’Est Europa e persino Londra, oltre che da Napoli. Questa è l’Europa che si contrappone all’Europa di Hollande, Renzi e Juncker; all’Europa dell’austerità e dei vincoli di bilancio, dei muri e dei confini. Questo è quello per cui lavoriamo giorno dopo giorno dal basso, e Napoli è in prima fila.

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This is an edited extract of an interview from Shifting Baselines of Europe, a book by European Alternatives. Shifting Baselines of Europe proves that Europe has more options than only Neoliberalism and Nationalism. The book brings together reflections from well-known authors with presentations of emancipatory projects from across the continent: from the municipal level to the level of transnational media, from technology and counter-surveillance to a concrete proposal to revive the European refugee policy.

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