Cosa vuol dire ‘femminizzare’ la politica

This post is also available in: Inglese

Le lotte per la parità e l’eguale rappresentanza sono oggi una precondizione minima del femminismo. Ciò che occorre sia per la lotta delle donne che per l’impegno di rivitalizzare la politica è una riconciliazione più profonda della sfera pubblica con quella domestica.

MARTA CILLERO  

Uno dei temi centrali di discussione del summit “Fearless cities – Città senza paura” di Barcellona  di qualche settimana fa è stato quello della femminizzazione della politica. Cosa significa femminizzare la politica è stato l’argomento trattato in Spagna negli ultimi due anni. Quando parliamo di politica intendiamo qualunque struttura fisica e simbolica in cui un gruppo di persone si uniscono per riflettere, rivendicare e agire per raggiungere un obiettivo socio-politico, culturale o economico comune. Il dibattito, tutt’ora in corso, si sviluppa su assi che possono aiutarci a capire le difficoltà del femminizzare la politica senza prima trasformare le istituzioni e i movimenti politici dall’interno attraverso azioni femministe quotidiane in spazi sia pubblici che domestici.                                                                                            

Non è sufficiente reclamare una maggiore rappresentazione nelle istituzioni, dobbiamo anche riflettere sulle condizioni strutturali della società che non ci rappresenta abbastanza

Le istituzioni politiche sono consapevoli che il ruolo delle donne non può essere ignorato, e a causa di ciò c’è una tendenza generale in contesti sociali e politici di spingere per avere almeno una discussione sul femminismo e la femminizzazione della politica. Negli ultimi anni abbiamo visto alcune donne assumere posizioni significative in ruoli di rappresentanza e in processi decisionali. Abbiamo visto sempre più donne apparire pubblicamente in rappresentanza di partiti o movimenti sociali e governi, e abbiamo testimoniato l’intenzione – raggiunta o meno – di avere una rappresentanza paritaria a 50/50 di donne e uomini nelle discussioni politiche pubbliche, nei movimenti sociali e persino nei governi.            

Anche se questa è una condizione fondamentale e un primo tentativo nel processo di femminizzazione della  politica, sembra chiaro che c’è una differenza significativa tra il numero di donne che ha un ruolo di rappresentanza nella sfera politica e il potere decisionale e di azione che queste donne hanno di fatto. Il livello in cui le donne sono coinvolte e partecipano in dibattiti politici si collega con una sottorappresentazione storica nell’ambito pubblico. Il femminismo ci ha insegnato che non basta reclamare maggiore rappresentanza nelle istituzioni, dobbiamo anche riflettere sulle condizioni strutturali della società che ci lascia sottorappresentate . Ecco perché non basta includere più donne nelle strutture dalle quali siamo naturalmente escluse. Dobbiamo invece riflettere sul perché  e come lo stanno facendo. Le donne devono essere maggiormente rappresentate ma bisogna anche cambiare la struttura delle istituzioni che per natura le espelle.

Alle donne è negata l’autorità e la legittimità come soggetti autonomi e sono trattate come una minoranza permanente.

Political Critique ha parlato con la sociologa Katerina Cidlinska riguardo alle disuguali condizioni delle donne nel mondo accademico, uno spazio pubblico che le donne devono ancora pienamente conquistare . Abbiamo chiesto a Katerina – che è anche la coordinatrice di un’iniziativa di mentoring per ricercatori agli inizi della propria carriera al “Czech National Contat Center For Gender And Science” – perchè è così difficile per le donne ottenere posizioni di potere nei loro campi e quali problemi soggettivi e strutturali incontrano. Cidlinska ha spiegato che molte donne interiorizzano messaggi e commenti riguardo alla loro mancanza di qualificazione. Sentono di più il bisogno di scusarsi con i loro colleghi e tendono anche ad attribuire i loro successi a alte posizioni nella società o incarichi pubblici a fattori esterni come fortuna, il loro aspetto,  l’aiuto dagli altri. Le qualifiche delle donne sono quindi messe in dubbio attraverso stereotipi che quasi mai si applicano agli uomini. Alle donne è negata l’autorità e la legittimazione come soggetti autonomi, e sono trattate come una minoranza permanente. È  proprio il fatto che le donne siano state escluse per secoli dai centri del potere e dalle decisioni politiche che rende necessario che siano dati loro spazi e opportunità per reclamare il loro diritto di stare in politica e lo spazio per esercitarlo.       

Ottenere la parità nel senso di ottenere una uguale presenza delle donne negli ambiti in cui vengono prese le decisioni è necessario e ha delle conseguenze importanti nelle dinamiche politiche. Alcuni rappresentanti politici e istituzioni cominciando da Trump, ma non solo, stanno sfruttando il fatto di avere delle donne in posizioni di visibilità e responsabilità per non modificare lo status quo, di fatto rafforzando strutture patriarcali che sono giustificate grazie alla semplice presenza delle donne. La mera presenza delle donne dà visibilità ad un attore solitamente escluso dalla vita pubblica e politica e riconosce l’importanza del ruolo delle donne che hanno accesso al potere politico. L’aumento della presenza femminile in ruoli politici è fondamentale ma non sufficiente se per femminizzare intendiamo qualcosa di più della semplice presenza fisica delle donne in queste sfere. Se per femminizzare intendiamo un radicale cambiamento delle dinamiche in cui viviamo e interagiamo nella sfera pubblica, politica ma anche in quella privata e domestica.

Il cambiamento politico deve ripensare il modello di crescita capitalista supportato dal lavoro domestico gratuito e svolto tradizionalmente da donne (per lo più precarie).

Da un punto di vista femminista la politica deve seguire una strada che sposta le donne dall’emarginazione sociale e politica tradizionale. Da un lato il femminismo è la legittimazione dell’incremento del ruolo attivo delle donne in politica e la risposta e le reazioni patriarcali contro questo cambiamento deve essere usato come struttura e metodo e non come oggetto o argomento di discussione. Questa struttura necessita di riferimenti femministi e prospettive emotive per le lotte delle donne e le rivendicazioni femministe. D’altro canto femminizzare la politica significa anche portare la responsabilità per la cura domestica in una sfera pubblica con il doppio obiettivo di esigere una responsabilità condivisa in compiti storicamente affidati alle donne, e esigendo un dibattito pubblico che evidenzia la responsabilità sociale della ristrutturazione del lavoro domestico per evitare di delegarlo alle donne e più specificamente a quelle più precarie. Non è una coincidenza che nell’ultimo secolo il movimento femminista ha innalzato lo slogan “personale è politico”, espandendo e disputando da allora il senso della sfera politica. Per esempio negli anni 70 la campagna sulle tariffe internazionali per il lavoro domestico ha sollevato la presa di coscienza su come il lavoro domestico e la cura dell’infanzia pongano le basi del lavoro industriale e asseriscono che questi sono lavori necessari che dovrebbero essere pagati a tariffa. Questa situazione è peggiorata in un mondo globalizzato governato da politiche neoliberiste che generano lavoro precario e aumentano il peso di responsabilità delle cure domestiche sulle donne.                     

Il cambiamento politico deve ripensare la crescita capitalista che è stata supportata dal lavoro domestico gratuito e esercitato tradizionalmente da donne (per lo più molto precarie) che a causa del capitalismo aggressivo degli ultimi decenni sono state costrette a unirsi al mondo produttivo e rimanere allo stesso tempo legate al contesto domestico in un modo che non si applica agli uomini.

Nessun movimento politico progressista o tentativo di nuovo partito o istituzione sociale avrà successo oggi se non è guidato dal femminismo e con le donne.  

Per mantenere e aumentare i diritti che le donne hanno ottenuto nella storia delle lotte femministe dobbiamo essere consapevoli di ciò che vuol dire essere donne nel pubblico, negli ambiti politici e domestici, e questo comincia riconoscendo il fatto che abbiamo un diverso status politico rispetto agli uomini. Riconoscere questo non significa arrendersi o accettarlo; non significa che ci rassegniamo a rimanere in una diversa classe politica, ma piuttosto significa essere consapevoli del punto di partenza della nostra lotta e allo stesso tempo ottenere spazio pubblico.

Nessun movimento politico o nuovo partito o istituzione sociale avrà successo oggi se non è femminista e guidato con le donne e questo non accadrà se non si riconciliano il pubblico con il politico e il privato con il domestico.

Share

Vuoi aiutarci a creare un'altra Europa?