Una Nuova Agenda Urbana per le Città Europee

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“WE, THE CITIES …”

In una dichiarazione congiunta, pubblicata in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite per il diritto all’abitare e lo sviluppo urbano sostenibile “Habitat III” (in svolgimento a Quito, Ecuador, dal 15 al 20 ottobre 2016), le Sindache di Barcellona, Madrid e Parigi hanno rivendicato un sostanziale riconoscimento del ruolo che le città possono svolgere a livello transnazionale.

European Alternatives è da tempo impegnata a sostenere le dinamiche sociali, le piattaforme dei cittadini e i governi locali nella costruzione di reti transnazionali di scambio delle proprie pratiche. Perciò auspichiamo che queste idee vengano poste al centro dell’iniziativa di altre città europee, dei movimenti e delle istituzioni.

Al fine di garantire la più ampia diffusione di questo testo, vi proponiamo qui la nostra traduzione in italiano e in inglese della dichiarazione firmata da Ada Colau, Manuela Carmena e Anne Hidalgo. Le versioni originali in catalano, castigliano e francese sono disponibili qui sui siti dei tre Comuni

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UNA NUOVA AGENDA URBANA PER LE CITTÀ EUROPEE

Quito ospita dal 15 al 20 ottobre la Conferenza Habitat III, che sarà l’occasione per discutere l’agenda urbana per gli anni a venire. Ma saranno, ancora una volta, i rappresentanti degli Stati, e non delle città, a prendere quelle decisioni che influenzeranno la vita di oltre la metà degli abitanti del pianeta. Questa situazione è sorprendente dal momento che sarà invece la cooperazione delle autorità locali a risultare indispensabile per l’attuazione della nuova agenda.

Negli ultimi anni, le nostre città hanno fatto parte di diverse reti urbane e forum internazionali, che hanno messo in evidenza il fatto che per le comunità locali è più facile prendere decisioni e fornire risposte innovative a problemi globali. Là dove gli Stati sono in competizione, le città cooperano tra di loro. Trascurare questa capacità di cooperazione e d’innovazione comporta quindi sia un deficit di democrazia sia una perdita d’opportunità, che non possono più essere giustificati dalle inerzie del passato e dalla volontà dei governi nazionali di conservare il monopolio della decisione a livello internazionale.

Siamo di fronte a un cambiamento d’epoca in cui noi, le città, siamo al tempo stesso parte essenziale del problema e della soluzione. Se le aree urbane sono per esempio corresponsabili per il 70% delle emissioni di gas-serra, siamo anche i principali motori d’iniziative ambientali per la lotta al cambiamento climatico, dall’Agenda 21 Locale fino alla promozione della riqualificazione energetica e alla sfida della mobilità sostenibile. La scala mondiale non può più essere pensata senza il locale, né il locale senza la scala mondiale; ed è dunque incoerente relegare le città a un ruolo di passivo osservatore nei principali dibattiti globali. Se gli organismi transnazionali vogliono essere efficaci, devono adattarsi a questa nuova realtà, aprire gli spazi di governance e stabilire meccanismi di valutazione e monitoraggio dell’agenda urbana di cui le città sono parte interessata.

Gli Stati sono sempre più in difficoltà nel rispondere alle richieste dei cittadini e nell’affrontare le grandi sfide del nostro presente: la crescita delle disuguaglianze sociali e spaziali, l’accelerazione del surriscaldamento globale e gli spostamenti di popolazione in fuga da zone di guerra, povertà o disastri naturali. Al contrario, noi, le città, disponiamo  delle conoscenze, del valore della prossimità e della forza dell’intelligenza collettiva per affrontare questi problemi mondiali

Gli Stati sono sempre più in difficoltà nel rispondere alle richieste dei cittadini e nell’affrontare le grandi sfide del nostro presente: la crescita delle disuguaglianze sociali e spaziali, l’accelerazione del surriscaldamento globale e gli spostamenti di popolazione in fuga da zone di guerra, povertà o disastri naturali. Al contrario, noi, le città, disponiamo  delle conoscenze, del valore della prossimità e della forza dell’intelligenza collettiva per affrontare questi problemi mondiali. E questo è d’altronde ciò che le autorità locali stanno già facendo, nonostante le risorse limitate e le competenze mal definite di cui disponiamo. Nonostante il cronico sotto-finanziamento di cui le autorità locali soffrono, abbiamo ampiamente dimostrato che le città sono in grado di fare di più con meno. L’elaborazione di una nuova agenda urbana non può più aggirare la discussione sul finanziamento delle comunità locali. Gli Stati dovrebbero garantire risorse sufficienti affinché le città possano implementare in modo efficace le loro politiche, dedicando almeno il 25% del totale delle risorse disponibili al finanziamento degli enti locali. E per quanto riguarda i fondi internazionali ed europei, essi dovrebbero consentire alle città di aver accesso a quei meccanismi di finanziamento internazionali attualmente riservati agli Stati.

Se in campo internazionale è sempre più necessario prendere in considerazione le città, nel contesto europeo questo è un imperativo assoluto. L’Europa è stata costruita dalle sue città, come testimoniano le reti per lo scambio di beni, conoscenze e persone che hanno modellato la storia urbana del nostro continente fino ai giorni nostri. Il processo di integrazione europea, attraverso il progressivo trasferimento della sovranità nazionale a livello comunitario, ha aperto la possibilità di approfondire questa cooperazione transnazionale tra le diverse città, favorendo la creazione di reti urbane transnazionali, la cooperazione tra le i governi locali e la creazione di un’identità civica basata sui valori della democrazia, della diversità e del cosmopolitismo.

Lo sviluppo di una nuova agenda urbana europea deve integrare le comuni problematiche che noi, città di questo continente, condividiamo: i principali problemi globali, come le crescenti disuguaglianze, il surriscaldamento globale e le popolazioni sfollate in cerca d’asilo, ma anche l’impatto del turismo, la gestione pubblica dell’acqua, la transizione energetica e lo sviluppo di una nuova economia produttiva, diversificata e responsabile.

Ma questo processo è oggi minacciato dalla crisi della zona euro, che ha scosso i principi del progetto europeo attraverso le politiche dei tagli di bilancio e dell’austerità che hanno eroso il Welfare, le politiche di ri-centralizzazione istituzionale che limitano le risorse e i poteri delle comunità locali e la restrizione del diritto di asilo che costituisce uno dei più gravi attacchi contro i nostri valori fondanti. Di fronte a politiche di ripiegamento nazionale che alimentano xenofobia ed euroscetticismo, noi, le città europee, abbiamo ora la responsabilità di rafforzare la cooperazione inter-municipale e di costituirci come bastioni di difesa dei principi democratici che stanno a fondamento del progetto europeo.

Ada Colau, Manuela Carmena, Anne Hidalgo

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