Giovani britannici, giovani europei!

Nel Regno Unito, alcuni di noi si sono sentiti come se di una parte della nostra identità ci fosse stata strappata via senza il nostro consenso. Altri hanno paura che l’uscita dall’Unione europea significherà una perdita incommensurabile di opportunità, amicizie, matrimoni ed esperienze. Molti, sia venerdì che prima, hanno espresso il loro orrore di fronte all’aumento di razzismo, di incitamento all’odio e di gesti di intolleranza nella campagna referendaria. Alcuni di noi giovani europei che vivono nel Regno Unito hanno dichiarato di sentirsi ospiti sgraditi, incerti sul nostro futuro nel paese. Altri di noi al di fuori del Regno Unito hanno pensato ai nostri amici, i nostri contatti, le nostre visite o esperienze nel Regno Unito, o a quello che significa per noi il paese. E in molti piangevamo. Alcuni di noi hanno detto che sembrava quasi di guardare il muro di Berlino che veniva innalzato di nuovo.

E mentre affrontiamo questo trauma, mentre cerchiamo di capire cosa è cambiato e cosa fare dopo, alcuni di noi hanno iniziato a incolpare gli altri. Diamo la colpa alle generazioni più anziane, che sono la maggioranza di chi ha votato per uscire dall’UE. Diamo la colpa ai meno istruiti, quelli che sono stati così ingenui da credere alle bugie dei sostenitori del Leave. Abbiamo bisogno di ricordare che, se accusiamo invece di ascoltare, diventiamo parte del problema invece di esserne la soluzione. Il Regno Unito è un paese diviso, e non è l’unico. Molti di quelli che hanno votato Leave hanno votato contro il loro senso di esclusione, spinti dalla loro sensazione che ‘l’Europa’ sia riservata ai più fortunati, dalla sensazione che i più istruiti e i più ricchi stiano perdendo ogni senso di solidarietà nei loro confronti. I giovani progressisti e cosmopoliti della Gran Bretagna – come i giovani progressisti e cosmopoliti di tutta Europa – devono essere consapevoli che la solidarietà con i migranti non è abbastanza se non siamo in grado di sviluppare solidarietà verso tutti gli “esclusi”.

Nessun’altra generazione ha compreso questo sentimento più dei giovani europei, e nessun’altra generazione sta sperimentando il dolore del crollo dell’Unione come noi. Ma non possiamo comportarci da vittime, non possiamo incolpare gli altri. Non possiamo permetterci di essere divisi per paese, e non dobbiamo permetterci di essere divisi per classe.

Vivere fianco a fianco è il nostro destino in Europa. Nessun’altra generazione ha compreso questo sentimento più dei giovani europei, e nessun’altra generazione sta sperimentando il dolore del crollo dell’Unione come noi. Ma non possiamo comportarci da vittime, non possiamo incolpare gli altri. Non possiamo permetterci di essere divisi per paese, e non dobbiamo permetterci di essere divisi per classe. Giovani della Gran Bretagna, giovani d’Europa, il nostro futuro è insieme! Quelli tra noi che lo sanno e che lo sentono, devono organizzarsi per far sì che questo futuro non rimanga solo un sogno, e coinvolgere tutti quelli che ora si sentono esclusi.

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