Contro Il Fascismo

PARIS (2)

L’Unione Europea nasce all’origine come grande progetto antifascista. Grazie al mercato unico garantisce la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone in un sistema di capitalismo monopolistico: un modo di mantenere la pace sociale e di evitare il collasso economico. Ma e anche una strategia militare che ha retto l’impatto della guerra fredda, nonché un sistema per garantire lo stato di diritto e i diritti umani. Dopo la seconda guerra mondiale è stata sostenuta passivamente, se non attivamente, dai cittadini europei, giustificata come un progetto per prevenire la riapparizione del fascismo in Europa.

E importante ricordare oggi questi fatti per tre motivi. Il primo e anche il piu ovvio, l’avanzata dell’estrema destra e del fascismo nel continente – da Alba Dorata in Grecia ai ministri fascisti nel nuovo governo Croato, dai governi dell’estrema destra in Ungheria e in Polonia al successo in Austria della destra fino all’omicidio di un politico inglese durante la campagna elettorale di Brexit. Nessun paese Europeo è immune. Ci possiamo chiedere se le istituzioni dell’UE sono capaci di confrontare questi fenomeni. Certo il fascismo di oggi non è esatamente uguale a quello del ventesimo secolo. Ma anche se cambiano superficialmente le ideologie, rimangono fondamentalmente uguali.

In secondo luogo, è sorprendente notare come il dibattito in Inghilterra sul referendum UE si concentri soprattutto sull’economia e sul controllo dell’immigrazione, ma ignori il contesto storico dell’Unione. Inoltre la classe politica europea e soprattutto i legislatori di Bruxelles, ripetono stupidamente l’argomento secondo cui l’Unione ha bisogno di un nuovo spirito che non sia solo il mantenere la pace ma sia basato sui benefici economici dell’appartenenza all’UE. Oggi che rinasce il fascismo, questo argomento è, certamente, in malafede, soprattutto tenendo conto che l’UE resta circondata da paesi in guerra (Ucraina, Russia, Siria, Turchia, eccetera).

In terzo luogo, mentre la maggioranza lotta per difenderla, per l’estrema destra l’Unione è un nemico dichiarato. Infatti la libera circolazione, le leggi antidiscriminazione, la protezione dei diritti umani e il concetto di cooperazione transnazionale sono in conflitto con una visione fascista del mondo. Per questo andrebbe ricordato sempre il progetto antifascista originario di questa alleanza. Invero è l’opposizione all’Unione europea ad unire i fascisti Europei.

Pensare che chiunque è contrario all’Unione europea sia anche un simpatizzante fascista sarebbe sbagliato e ingiusto, oltre che falso. Ci sono molti buoni e onorevoli motivi per essere scettici e critici dell’UE. Questi vanno presi molto sul serio e discussi con attenzione. Le critiche vanno dall’obiezione fondamentale all’idea stessa di un’Unione europea, all’opposizione verso le sue politiche attuali e allo stesso statuto istituzionale. Le questioni fondamentali sono le sequenti: la democrazia è possibile al livello europeo? E’ l’UE una struttura anti-democratica, un progetto che favorisce l’élite? Ignorare o indebolire il territorio e l’identita nazionale puo’ portare a forme di crisi o paralisi politica che perpetuano conflitti sociali?. Fra le tante obiezioni alla politica attuale ci sono forti contrasti sull’economia, sui poteri decisionali come per l’immigrazione, gli accordi commerciali, i programmi di collaborazione con paesi vicini e altre critiche analoghe. Questi diversi argomenti tendono a fondersi in un preconcetto: l’Unione europea è fondamentalmente irriformabile.

Dal mio punto di vista le obiezioni fondamentali alla struttura democratica della UE sono profondamente conservatrici mentre le opposizioni alle politiche attuali si giustificano solo se alla fine arriviamo pero’ alla conclusione che occorre lavorare per cambiarle, piuttosto che ignorarle, lavorare al di fuori o – ancora peggio – cercare di distruggere l’intera struttura comunitaria. Penso addirittura che gli insoddisfatti tra noi abbiamo il dovere di rivendicare come nostra l’Unione Europea, criticandola con forza per non aver mantenuto le sue promesse, ma usando questa critica come un motore per progredire. L’UE, in quanto spazio democratico, libero e vario, deve permettere la discussione, il disaccordo e la critica. Ovviamente questo non vuol dire che dobbiamo tollerare disinformazione o bugie come punti di vista in un dibattito democratico (vedi l’atteggiamento di troppi giornalisti e cittadini inglesi durante il referendum in Gran Bretagna). L’incitamento all’odio, alla discriminazione e al revisionismo non dovrebbe mai essere tollerato. Sono divisioni inaccettabili e tossiche per la democrazia. Distruggono le sue fondamenta e i suoi principi e promuovono la violenza invece della discussione. Questi punti sono l’ABC della democrazia ma è importante ripeterli in questo momento difficile, quando l’Europa sembra aver perso il suo codice morale.

Benché, ripeto, ritengo un errore associare sistematicamente gli opponenti dell’UE a fascisti e razzisti, sono convinto che sia fondamentale per qualunque critico disocciarsi completamente da tutte le forme di odio e di xenofobia. In Gran Bretagna è successo esattamente l’opposto durante la campagna per il Brexit. Abbiamo visto politici, addirittura ministri usare bugie razziste e xenofobe per rafforzare i loro argomenti. La Gran Bretagna non è un eccezione; fenomeni e discussioni analoghe hanno avuto in Europa lo stesso impatto: xenofobia, violenza e tensione sociale. A parte il dovere di prendere le distanze dal fascismo, viste le circostanze attuali e l’esperienza storica dell’Europa, penso che tocchi ai cittadini europei impegnati a criticare l’Unione di spiegare come si potrebbe prevenire questo ritorno della destra intollerante nel continente. Va fatto considerando che lo smantellamento delle strutture UE come la libera circolazione,  porterebbe a difficili riadattamenti. Per questo è necessario chiedere a quelli che vogliono distruggere il progetto di pace più riuscito della storia dell’umanità di valutarne bene le conseguenze.

Si puo pensare che sia facile sconfiggere tali oppositori. Ma non è così. Parzialmente la colpa è anche dei tanti politici moderati che non provano neanche a confrontare i loro argomenti, anzi ne adottano qualcuno per il loro vantaggio politico. L’effetto è una strategia di confusione per un corto vantaggio politico, con i media spesso complici di manipolazioni. Prendiamo un esempio emblematico e recente: esiste una preoccupazione legittima per il modo in cui ogni paese accoglie i profughi e affronta i problemi causati da un numero elevato di migranti, o la convivenza con degli stranieri. Ma stiamo parlando di obbligazioni legali e morali, e dobbiamo essere molto determinati su questi principi. Sono lezioni della storia europea e mondiale. Non è possibile aspettarsi un progresso, o un mondo migliore se continuiamo a dimenticare il nostro passato.

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