#RefugeesWelcome: se esiste un’altra Europa

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Sulla “crisi dei rifugiati” per mesi i governi europei hanno offerto uno spettacolo vergognoso, fatto di egoismi, litigi sulle quote e fallimentari meccanismi di regolamentazione. Per non parlare di chi ha investito sulla rendita di consenso che sarebbe assicurata da odiose posizioni di chiusura razzista. Ma se le oligarchie al potere si sono dimostrate ancora una volta inadeguate ad affrontare la gravità della situazione, è invece un dato straordinariamente positivo, in queste ore, l’emergere dei migranti e dei rifugiati stessi come un vero e proprio attore politico in Europa, con il sostegno inaspettato e l’ampia mobilitazione di quella che, una volta tanto a pieno titolo, possiamo chiamare la “società civile europea.”

Non è esagerato affermare che rifugiati e migranti stanno riuscendo là dove nessuno di noi finora era arrivato: hanno sfidato sul campo e messo seriamente in discussione la politica europea. Da Kos al confine con l’Austria, la mobilitazione e la determinazione dei migranti hanno superato tutti i muri e le recinzioni, materiali e non, lungo il propria cammino. E hanno riaperto con forza il dibattito politico ed istituzionale sulle politiche europee in materia di asilo e immigrazione.

La voce potente di questa nuova soggettività migrante non è rimasta inascoltata. Ha dato nuovo slancio alla solidarietà transnazionale tra i cittadini europei. In tutto il continente si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà coi profughi, migliaia di case si sono aperte per accoglierli, tonnellate di cibo e medicine sono state raccolte e distribuite, la loro marcia sostenuta in molteplici forme. Numerosissimi volontari stanno offrendo il loro aiuto nelle isole greche, mentre decine di migliaia di persone sono scese in piazza per i diritti dei rifugiati in Austria e in Germania e per il prossimo 12 settembre è stata lanciata una giornata europea di azione per i rifugiati. Dopo anni di escalation delle retoriche razziste, questa diffusa e positiva reazione non era affatto scontata.

Per anni associazioni e movimenti, attivi su questi temi in Europa, hanno sollecitato l’Unione europea a riformare le sue politiche sull’immigrazione, superando i disastrosi principi di Dublino, come con la Carta di Lampedusa che abbiamo contribuito a redigere insieme a centinaia di altri tra gruppi di migranti e movimenti sociali. E per anni l’Unione europea e i governi nazionali hanno ignorato questi appelli e hanno continuato a gestire un sistema fondamentalmente sbagliato, costosissimo e dagli effetti brutalmente inumani.

Ora la doppia spinta dal basso dei migranti e dei cittadini europei è riuscita a rovesciare le narrazioni dominati e ad aprire le prime crepe nell’atteggiamento dei governi europei. Riusciremo a determinare una vera e propria inversione di tendenza nelle loro politiche?

Dopo i mesi estivi segnati dalla cupa ombra del “coup” del 13 luglio, con la negazione autoritaria di ogni alternativa, un’altra Europa è forse ancora possibile. Si sta manifestando sulle gambe di chi marcia da Budapest verso Vienna. Ed è l’incontro tra lo spirito egualitario delle lotte contro l’austerità e lo spirito di fraternità cosmopolita delle lotte contro le frontiere che può ora disegnarne il volto.

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