{"id":4187,"date":"2013-04-29T17:02:29","date_gmt":"2013-04-29T15:02:29","guid":{"rendered":"https:\/\/euroalter.local\/2013\/cosa-sara-di-noi-senza-i-barbari-politiche-giovanili-nelleuromed"},"modified":"2013-04-29T17:02:29","modified_gmt":"2013-04-29T15:02:29","slug":"cosa-sara-di-noi-senza-i-barbari-politiche-giovanili-nelleuromed","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euroalter.com\/fr\/cosa-sara-di-noi-senza-i-barbari-politiche-giovanili-nelleuromed\/","title":{"rendered":"&#8220;Cosa sar\u00e0 di noi senza i barbari?&#8221; Politiche giovanili nell&#8217;Euromed"},"content":{"rendered":"<p><em><img decoding=\"async\" style=\"width: 446px; height: 241px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/vm0369.cs05.seeweb.it\/images\/article_uploads\/barb.png\" \/><\/em><\/p>\n<p>Traduzione di Marco Paparella<\/p>\n<p><em>Articolo di Niccol\u00f2 Milanese. Osservazioni tratte dall&#8217;intervento all&#8217;Anna Lindh Mediterranean Forum di Marsiglia del 6 aprile 2013.<\/em><\/p>\n<p>Tra il 15 e il 20 di aprile, European Alternatives ospiter\u00e0 attivisti egiziani, spagnoli e francesi nell&#8217;ambito del progetto <a href=\"https:\/\/euroalter.com\/IT\/2013\/stop-al-precariato-dei-giovani-si-allazione-democratica\/\">&#8221;Stop al precariato dei giovani, si all&#8217;azione democratica!&#8217;<\/a>&#8216;<\/p>\n<p>Il Mar Mediterraneo, come ci insegna la storia della nostra letteratura, \u00e8 notoriamente ingannevole. Poseidone e gli altri dei amavano prendersi gioco persino dell&#8217;astuto Ulisse. Ci sono tanti bei modi di associare le parole &#8220;giovent\u00f9&#8221; e &#8220;Mediterraneo&#8221;, e i nostri leader politici sono intenti a proiettare sogni al di l\u00e0 del mare nel tentativo di tranquillizzare una generazione preoccupata dal protrarsi della disoccupazione.<br \/>\nNella nostra storia recente, bisogna ammetterlo, ci sono anche stati diversi pessimi esperimenti che hanno associato il Mediterraneo alla giovent\u00f9. Tra questi vi \u00e8 l&#8217;ideologia fascista, un&#8217;invenzione tutta mediterranea. Mussolini sognava di dominare il Mare Nostrum, e il primo inno fascista si intitolava &#8220;Giovinezza&#8221;, un inno alla bellezza e alla forza dei giovani italiani, che avrebbero conquistato proprio quel mare che a detta di Mussolini spettava loro di diritto.<\/p>\n<p>Voglio attirare l&#8217;attenzione sulla minaccia fascista non solo perch\u00e8 si sta di nuovo affacciando sull&#8217;Europa (basti pensare ad Alba Dorata in Grecia, al partito bulgaro Attak o al Front National in Francia) ma anche perch\u00e8 ritengo che, in quanto europei, abbiamo la responsabilit\u00e0 storica di cercare di imparare dal nostro passato, di non ripetere gli stessi errori e, in tutta umilt\u00e0, di offrire consigli e raccomandazioni anche ai popoli dell&#8217;altro lato del mediterraneo, affinch\u00e8 evitino di compiere gli stessi passi falsi.<\/p>\n<p>La storia dei primi anni del &#8216;900 \u00e8 costellata di leader intelligenti e ben intenzionati che hanno aperto la strada al fascismo trascurando il modo in cui le loro parole, in un contesto di crisi, potevano essere manipolate e stravolte nel loro significato.<\/p>\n<p>Tenendo a mente questo monito di portata storica, vorrei considerare ora la situazione dei giovani nei paesi del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Lo squilibrio demografico \u00e8 la vera crisi<\/strong><\/p>\n<p>Tra una sponda e l&#8217;altra del mediterraneo vi \u00e8 un grosso squilibrio demografico. Nell&#8217;Unione Europea, i giovani sotto i 30 anni costituiscono il 20% della popolazione, mentre nei paesi della costa sud del Mediterraneo sono il 40%. In Europa esiste gi\u00e0 (e sar\u00e0 cos\u00ec per molto tempo) una mancanza cronica di giovani lavoratori, necessari al mantenimento di un welfare state destinato ad una popolazione sempre pi\u00f9 vecchia. Ci\u00f2 significa che ci sar\u00e0 bisogno di un influsso di lavoratori migranti, di una riduzione degli attuali standard di vita delle popolazioni pi\u00f9 vecchie, o in alternativa di un cambiamento del modello economico. Nel mediterraneo del sud la disoccupazione giovanile \u00e8 la pi\u00f9 alta del mondo e le condizioni economiche sono decisamente peggiori che in Europa. L&#8217;attuale crisi nasconde il problema, perch\u00e8 non c&#8217;\u00e8 abbastanza lavoro per i giovani su entrambe le sponde del Mediterraneo, ma lo squilibrio esiste e supponendo che la crisi si affievolisca e vengano creati nuovi posti di lavoro (quello che dovrebbe essere l&#8217;obiettivo dei nostri leader politici) questo squilibrio diventerebbe sempre pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p>Idealizzando la giovent\u00f9 si rischia di contribuire all&#8217;idealizzazione di una forza lavoro giovane, altamente produttiva, relativamente a basso costo, estremamente mobile e precaria, in grado di trasferire plusvalore alle multinazionali o agli Stati (del Mediterraneo del Nord), che nella migliore delle ipotesi lo utilizzeranno come capitale per pagare le pensioni o, pi\u00f9 probabilmente, per salvare le banche e scommettere mediante queste ultime sui mercati globali.<\/p>\n<p>Attualmente, nell&#8217;Unione Europea, l&#8217;ossessione per le politiche giovanili, per quanto necessaria e frutto di buone intenzioni, rischia di alimentare una vera e propria psicosi delle vecchie generazioni, alla disperata ricerca del consenso dei giovani per ragioni altruistiche ma anche egoistiche. Se le politiche giovanili non dovessero essere all&#8217;altezza \u2013 ovvero se i provvedimenti e le risorse stanziate non corrispondessero all&#8217;importanza attribuita alla giovent\u00f9 \u2013 si rischierebbe seriamente di assistere, con il protrarsi della crisi, ad una crescita del sentimento fascista; prender\u00e0 piede l&#8217;idea (sbagliata) secondo la quale i giovani migranti del sud che arrivano in Europa spingono al ribasso i salari e rubano posti di lavoro, e l&#8217;impressione (abbastanza corretta) che le nazioni del sud del Mediterraneo vengano utilizzate come bacini di manodopera a basso prezzo per le imprese europee porter\u00e0 la frustrazione a livelli sempre pi\u00f9 esplosivi.<br \/>\nFinora, i segnali non sono positivi. Pur attribuendo una grande importanza simbolica ai programmi per la giovent\u00f9, nella sua bozza di bilancio per il 2014 l&#8217;Unione Europea non ha stanziato fondi sufficienti (ne sia l&#8217;esempio l&#8217;iniziativa per l&#8217;occupazione giovanile, con un totale di circa 100\u20ac per ogni giovane disoccupato). Si discute attualmente della creazione di un progetto Erasmus Euromed e di un aumento della mobilit\u00e0 giovanile, ottime idee che tuttavia non cambiano, di per s\u00e8, la difficile situazione di precariet\u00e0 dei giovani lavoratori. La Politica europea di vicinato (ENP) non \u00e8 stata sufficientemente riformata in luce delle rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, che hanno dimostrato che anche nelle aree in cui la ENP \u00e8 stata pi\u00f9 efficace (come le Zone di libero scambio euro-mediterranee con l&#8217;UE, a cui ha aderito per prima la Turchia nel 2008) la sostenibilit\u00e0 sociale delle riforme non \u00e8 stata garantita. La riforma della ENP del 2011 non ha fornito risposte adeguate al fallimento sociale delle politiche precedenti e non ha affrontato neanche lontanamente gli squilibri economici sistemici tra il nord e il sud del Mediterraneo. Nell&#8217;attuale contesto di crisi e di grave squilibrio demografico, il fallimento di queste politiche non pu\u00f2 che alimentare la retorica estremista, e le conseguenze sono gi\u00e0 sotto i nostri occhi.<\/p>\n<p>I movimenti giovanili, in quanto attori della politica e non semplici spettatori, devono unirsi solidalmente da una sponda all&#8217;altra del Mediterraneo per opporsi alla logica del capitalismo globale. Ci\u00f2 significa che dovranno cominciare a pensare ad un nuovo modello economico per il Mediterraneo. Non sono sicuro che tra i movimenti giovanili questa riflessione sia stata portata molto lontano. In molti, all&#8221;interno di questi movimenti, pretendono pi\u00f9 democrazia e libert\u00e0 politiche, molti altri pretendono nuovi posti di lavoro. Meno numerosi sono coloro che si battono per un modello economico alternativo, per i diritti del lavoro o per una pi\u00f9 equa distribuzione del capitale globale; solo pochissimi, invece, propongono un modello alternativo per il Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>E&#8217; giunto il momento di un rinnovamento democratico nei paesi del Mediterraneo<\/strong><\/p>\n<p>Ritengo che il fallimento democratico di cui sono vittima i giovani europei vada oltre la frustrazione dovuta alla difficolt\u00e0 nel trovare un impiego o al fatto di doversi probabilmente accontentare di una qualit\u00e0 di vita inferiore a quella dei propri genitori. Penso che sia anche il segno del fallimento dello stato nazione, incapace nella sua forma attuale di difendere la democrazia in un mondo sempre pi\u00f9 interconnesso, in cui le modalit\u00e0 di comunicazione e i rapporti sociali sono cambiati radicalmente, specialmente tra i pi\u00f9 giovani. Questo fallimento dello stato nazione \u00e8 particolarmente evidente nel contesto europeo, dove le nazioni dell&#8217;eurozona con problemi di bilancio perdono parte della loro sovranit\u00e0 senza che vi sia un relativo trasferimento di democrazia a favore delle istituzioni europee. Tuttavia, vista l&#8217;interconnessione dell&#8217;economia globale cui ho gi\u00e0 accennato, visto che il Mar Mediterraneo \u00e8 un bene comune che condividiamo, e alla luce di altri legami tra Europa e Nordafrica, si potrebbe anche dire che il deficit democratico \u00e8 generalizzato a tutta l&#8217;area del Mediterraneo. E&#8217; evidente che, molto pi\u00f9 che in passato, le politiche di ciascuna nazione hanno forti ripercussioni sui cittadini degli altri paesi del Mediterraneo. Se in democrazia tutti cittadini devono prendere parte in egual modo alle decisioni suscettibili di cambiare il loro futuro, l&#8217;attuale assetto istituzionale internazionale risulta palesemente inadeguato.<\/p>\n<p>La mia preoccupazione \u00e8 che i manifestanti di piazza Tahrir \u2013 per quanto io li sostenga e sia consapevole dell&#8217;importanza della loro battaglia \u2013 si concentrino esclusivamente sulla creazione di uno stato nazione democratico sul modello storico europeo proprio nel momento in cui questo modello si sta rivoltando contro i giovani dell&#8217;altra sponda del Mediterraneo: viviamo davvero in due mondi cos\u00ec profondamente diversi? Forse ci sarebbe bisogno di istituzioni trasnazionali, non politiche e non nazionali che siano realmente democratiche e uniscano tutti i paesi del Mediterraneo. La creazione di istituzioni simili potrebbe essere importante quanto e forse pi\u00f9 della creazione di stati nazione democratici.<\/p>\n<p>Questa riflessione suggerisce che all&#8217;interno dei movimenti giovanili sarebbe necessaria una riflessione pi\u00f9 approfondita sul tipo di democrazia di cui abbiamo bisogno nel 21\u00b0 secolo. Ritengo che in questo momento, grazie ai nuovi strumenti di comunicazione e all&#8217;importante sentimento di solidariet\u00e0 tra i giovani di tutto il Mediterraneo, le condizioni per affrontare questo tipo di riflessione siano pi\u00f9 favorevoli che mai. Bisogna per\u00f2 dare il via con urgenza a questa profonda riflessione partendo dalle esigenze comuni di tutti i paesi del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Antirazzismo<\/strong><\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 detto, penso che dovremmo costruire la democrazia a livello regionale e non nazionale, e ho qualche speranza che il Mediterraneo possa essere il teatro di un simile esperimento.<\/p>\n<p>Vorrei sottolineare, ricollegandomi alle mie osservazioni sulla necessit\u00e0 di imparare dalla storia europea, che, a mio parere, la creazione di una comunit\u00e0 internazionale nordafricana basata sull&#8217;identit\u00e0 araba sarebbe un errore, e che l&#8217;abitudine di parlare di Stati Arabi non sia del tutto innocua. Ritengo che il fatto di definire l&#8217;indentit\u00e0 costituzonale di una nazione o di un&#8217;entit\u00e0 politica su basi etniche finisca per giustificare la discriminazione di qualche minoranza. In ogni caso, significherebbe fondare una comunit\u00e0 politica su basi sbagliate e pericolose, contrarie non solo alle istanze di uguaglianza che dovrebbero essere al centro di ogni stato democratico, ma anche allo spirito di apertura e collaborazione che dovrebbe caratterizzare tutte le istituzioni politiche in un mondo sempre pi\u00f9 interconnesso e votato alla mobilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il poeta greco Cavafy, nato ad Alessandria d&#8217;Egitto, gi\u00e0 all&#8217;inizio del 20\u00b0 secolo considerava la minaccia &#8220;barbara&#8221; come un elemento quasi essenziale alle politiche mediterranee. Possiamo vedere questi &#8220;barbari&#8221; nei giovani migranti, nella giovent\u00f9 ribelle, nelle minoranze etniche, nelle altre nazionalit\u00e0, nei cosiddetti PIIGS&#8230;<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 mai tanta inerzia nel senato?<br \/>\nPerch\u00e9 i Senatori siedono e non fan leggi?<\/em><\/p>\n<p><em>Oggi arrivano i barbari.<br \/>\nChe leggi devon fare i senatori?<br \/>\nQuando verranno, le faranno i barbari.<\/em><\/p>\n<p>Mentre la gente comincia finalmente a lottare per la propria libert\u00e0 e la propria dignit\u00e0 in tutti i paesi del Mediterraneo, e i &#8220;barbari&#8221; (come ci auguriamo) rischiano di scomparire dall&#8217;immaginario comune, spetta a noi &#8211; soprattutto ai giovani, ma a noi tutti &#8211; rispondere alla seguente domanda:<\/p>\n<p><em>E adesso, senza barbari, cosa sar\u00e0 di noi?<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 se non saremo in grado di rispondere, sar\u00e0 il verso finale della poesia di Cavafy ad imporsi:<\/p>\n<p><em> Era una soluzione, quella gente.<\/em><\/p>\n<p>E ancora una volta li cercheremo, li faremo rivivere nella nostra mente e li useremo per giustificare le nostre azioni disumane&#8230; o la nostra disumana inerzia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Traduzione di Marco Paparella Articolo di Niccol\u00f2 Milanese. 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