{"id":4163,"date":"2012-06-30T17:07:26","date_gmt":"2012-06-30T15:07:26","guid":{"rendered":"https:\/\/euroalter.local\/2012\/another-road-for-europe-maybe"},"modified":"2012-06-30T17:07:26","modified_gmt":"2012-06-30T15:07:26","slug":"another-road-for-europe-maybe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euroalter.com\/fr\/another-road-for-europe-maybe\/","title":{"rendered":"Another road for Europe? Maybe"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" style=\"width: 520px; height: 300px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/vm0369.cs05.seeweb.it\/images\/article_uploads\/brux2233.jpeg\" \/><\/p>\n<p>di Giuseppe Caccia<br \/>\nApparso su <a href=\"http:\/\/www.globalproject.info\/it\/in_movimento\/another-road-for-europe-may-be\/11887\">GlobalProject<\/a><\/p>\n<p>Centocinquanta persone provenienti da differenti Paesi di tutto il Continente hanno partecipato gioved\u00ec 28 giugno a Bruxelles, in un\u2019aula del Parlamento Europeo, al Forum \u201cAnother Road for Europe\u201d (in appendice l\u2019elenco delle realt\u00e0 presenti). Data e luogo scelti non a caso: il giorno d\u2019avvio del decisivo vertice del Consiglio d\u2019Europa, a meno di trecento metri dall\u2019edificio dove sono in riunione i Capi di governo degli stati dell\u2019Unione per discutere di crisi dell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p>Il Forum, nato dall\u2019omonimo appello e introdotto dagli interventi dei promotori Rossana Rossanda e Mario Pianta, ha visto un confronto a tutto campo tra economisti, sociologi e politologi insieme ad esponenti dei movimenti sociali, delle organizzazioni sindacali, della societ\u00e0 civile, con partiti e parlamentari europei (Verdi e Sinistra, ma anche Socialisti e democratici, compreso qualche nostrano PD). E\u2019 impossibile dare qui conto per intero della ricchezza della discussione, prolungatasi per quasi dieci ore, ma cercheremo di segnalarne gli spunti pi\u00f9 significativi.<\/p>\n<h3>DOMARE LA FINANZA<\/h3>\n<p>Il Forum si \u00e8 articolato in tre sessioni di lavoro. La prima, dedicata a moneta unica, mercati finanziari, debito e politiche fiscali, \u00e8 stata introdotta da Trevor Evans (della rete di economisti che redigono periodicamente il rapporto Euromemorandum) con un intervento che ha denunciato la condizione di \u201cdemocrazia sospesa\u201d a fronte dello strapotere della finanza e sottolineato come il dibattito ufficiale sia condizionato a monte da un\u2019 \u201canalisi fuorviante del problema\u201d, in cui viene rimosso come l\u2019origine della crisi del debito sovrano europeo sia da collocare nella crisi dei mutui statunitensi del biennio 2007-2008. Le banche europee sono state \u201caffogate dai sub-prime\u201d che avevano cartolarizzato, gli Stati europei sono corsi in loro soccorso facendo lievitare il debito pubblico e le minori entrate fiscali, in conseguenza della recessione di produzione e consumi, hanno fatto il resto.<\/p>\n<p>A partire da questa lettura, Evans ha presentato una serie di proposte, poi in parte riprese e sintetizzate nel comunicato finale, tra le quali l\u2019introduzione della settimana lavorativa di trenta ore, strumenti di \u201ccontrollo sociale delle multinazionali\u201d (l\u2019attenzione critica \u00e8 stata soprattutto puntata sulle centrali finanziarie \u2013 ha sostenuto \u2013 ma gli attori principali, anche delle dinamiche speculative, sono prevalentemente le grandi corporation), la ridefinizione della \u201cposizione dell\u2019Unione Europea nel mondo\u201d, in particolare nel rapporto con il suo Sud, e la riduzione del consumo delle materie prime, anche per tagliare le emissioni di gas serra.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 seguito un dibattito ampio: per Antonio Tricarico (re:common) bisogna capire \u201ccome riappropriarsi a livello europeo della finanza pubblica e sganciarla dalla speculazione finanziaria privata\u201d, ad esempio \u2013 ha suggerito \u2013 rilanciando il ruolo delle banche d\u2019investimento pubbliche, oggi dipendenti dal mercato finanziario. Per Jorgos Vassilikos, con il controllo dell\u2019Eurogruppo, cio\u00e8 della riunione dei ministri economici, sui bilanci nazionali si avvera il \u201csogno antidemocratico\u201d descritto dal rapporto della Trilateral del 1975. Mentre sono impressionanti le cifre fornite da Andrea Banares (Fondazione Responsabilit\u00e0 Etica): il debito pubblico italiano corrisponde a meno dell\u2019un per cento delle migliaia di miliardi di dollari in prodotti derivati, controllati dalle quattro pi\u00f9 importanti banche d\u2019affari di Wall Street. E solo in Italia il peso dei derivati \u00e8 cresciuto negli ultimi vent\u2019anni del 642 %, venticinque volte pi\u00f9 del Pil. E\u2019 la temporalit\u00e0 dei mercati finanziari, e della loro crisi in rapporto a quella della politica a risultare drammaticamente asimmetrica: per Banares, con la risoluzione del Parlamento Europeo a favore dell\u2019introduzione della Tobin Tax, ovvero della tassazione delle transazioni finanziarie (TTF), si apre \u201cuno spiraglio\u201d, ma ci sono voluti vent\u2019anni di campagne (e la portata della crisi) per arrivare a questa decisione politica, peraltro non ancora esecutiva, mentre bastano pochi millesimi di secondo per una decisione finanziaria dagli \u201ceffetti nocivi\u201d devastanti.<\/p>\n<p>Problematico, a mio avviso, l\u2019intervento di Klaus Suehl (Rosa Luxemburg Stiftung): la sua insistenza, al ritorno da un viaggio ad Atene, sulla \u201cnecessaria solidariet\u00e0\u201d da portare ai \u201cpopoli vittime della crisi\u201d non pu\u00f2 essere considerato solo un retaggio da cultura terzomondista anni Sessanta, ma \u00e8 molto pi\u00f9 rilevatore di un atteggiamento diffuso nella sinistra tedesca, che rischia di inibire invece la ricerca di una pratica sociale e politica comune del comune spazio europeo.<\/p>\n<p>Sono seguiti gli interventi dei parlamentari europei: il ritorno rispetto alle questioni poste, e riassumibili nell\u2019urgenza di stabilire forme di controllo sociale e democratico sulle dinamiche dei mercati finanziari, \u00e8 stato senza alcun dubbio positivo, ma \u00e8 difficile nascondere la sorpresa per il fatto che pure gli eurodeputati del Partito Democratico italiano, con alcuni tratti di involontaria comicit\u00e0, quando \u201cgiocano in trasferta\u201d appaiano quasi \u201cestremisti\u201d, dimentichi del sostegno generosamente offerto al Governo Monti e alle sue politiche.<br \/>\nA chiudere la sessione poche, ficcanti parole di Rossana Rossanda: a ricordare, dopo gli interventi di esponenti della CES (la Confederazione europea dei sindacati), come di fronte al quadro descritto non solo nessuno immagini l\u2019indizione di uno sciopero generale continentale, ma addirittura i sindacati in Europa non si facciano \u201cneppure una telefonata fra di loro\u201d. Certo, le organizzazioni sindacali \u2013 ha aggiunto \u2013 non hanno pi\u00f9 \u201calcun effettivo potere, ma sono troppo tranquilli per questo\u201d. Insomma, la sinistra che lei ha conosciuto \u00e8 stata sconfitta, negli ultimi trent\u2019anni in Europa, ma \u201calmeno, cominciate a parlarvi tra di voi.\u201d<\/p>\n<h3>EVITARE UNA GRANDE DEPRESSIONE<\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"width: 320px; height: 253px; float: left; margin: 5px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/vm0369.cs05.seeweb.it\/images\/article_uploads\/test2211.png\" \/>La seconda sessione, in mattinata, si \u00e8 occupata di \u201cgreen new deal\u201d, occupazione, conversione ecologica e beni comuni. Introdotta da Danny Lang (rete degli Economistes atterr\u00e9s) intorno all\u2019interrogativo su come \u201cmigliorare lavoro e welfare, senza tornare all\u2019impossibile riproposizione del vecchio modello industrialista\u201d, la relazione di Pascal Petit (Universit\u00e9 Paris XIII) ha preso le mosse dalla constatazione che la stessa agenda politica neoliberista \u00e8 diventata \u201costaggio della finanza, controproducente rispetto ai suoi stessi fini\u201d, insomma \u00e8 andata \u201ctroppo in l\u00e0\u201d, trovandosi incastrata nella sua stessa \u201ctrappola ideologica\u201d. Tutti i suoi paesi modello, di diversi modelli comunque sotto il segno del neoliberismo trionfante, sono in crisi, anche quando la nascondono: vale per gli Stati Uniti, cos\u00ec come per Germania e Gran Bretagna. E servono certo strumenti giuridici pi\u00f9 avanzati per mettere a nudo e contenere gli effetti delle \u201cdebolezze\u201d del sistema finanziario, ma non guasta anche il ricorso al \u201ccaro vecchio sistema del boicottaggio\u201d di banche e istituzioni finanziarie. Questo per arrivare a rivedere e rafforzare le basi fondamentali dei servizi pubblici, anche a livello locale, molto erose negli ultimi vent\u2019anni.<\/p>\n<p>Ricchi di proposte, anche pratiche, per un rilancio in chiave ecologica e sociale dell\u2019economia, gli interventi di Etienne Lebeau (Joint Social Conference), Giulio Marcon (sbilanciamoci!), Thomas Coutrot (Attac France) e Michele De Palma (FIOM). Quest\u2019ultimo, in particolare, ha ricordato come oggi l\u2019esercizio stesso della contrattazione sia impossibile per milioni di lavoratrici e lavoratori in Europa e come manchi un autentico sindacato europeo, una \u201ccoalizione di lavoratori\u201d in grado di imporre un contratto continentale unico, incardinato su minimi salariali, limiti all\u2019orario, diritti e superamento della precariet\u00e0. Per De Palma non basta discutere che cosa fa la finanza, ma \u00e8 necessario interrogarsi su \u201cquale crescita\u201d, ragionare sull\u2019intero processo produttivo, impedendo che la responsabilit\u00e0 per produzioni inquinanti e nocive sia scaricata, col ricatto, sui lavoratori. Allo stesso modo \u00e8 indispensabile introdurre un reddito garantito per le giovani generazioni, per evitare che su di esse possa esercitarsi il ricatto della disoccupazione: uno strumento per \u201cricostruire autonomia, da Marchionne come dalla Lehman Brothers\u201d.<\/p>\n<p>Per l\u2019economista Mariana Mazzucato (Open University, GB), bisogna \u201cprovocare i sindacati\u201d, la loro \u00e8 una strategia tutta difensiva e l\u2019offensiva \u00e8 ancora debole. Eppure servirebbe per porre con forza una grande questione redistributiva della ricchezza, \u201cnon solo per costruire un nuovo welfare, ma per andare a prendersi le risorse l\u00e0 dove si produce effettivamente valore.\u201d E pi\u00f9 risorse pubbliche andrebbero indirizzare proprio per investire nella ricerca delle tecnologie verdi.\u00a0Sian Jones (European Anti-Poverty Network) ha sottolineato la paradossale scarsa attenzione che viene dedicata, nel tempo della crisi, alle politiche di welfare: \u201cl\u2019agenda sociale europea sembra essere sparita\u201d. E invece nuovi servizi sociali di protezione dovrebbero essere coniugati con le campagne contro razzismo e discriminazione. Ed \u00e8 il momento giusto per pretendere una Direttiva dell\u2019Unione Europea che disciplini livelli comuni ed universali di \u201creddito minimo\u201d.<\/p>\n<p>Il contributo dell\u2019attivista bulgara Mariya Ivancheva (European Alternatives) ha riportato l\u2019attenzione sul tema dei beni comuni. Ci sono lotte di cui poco si sa a livello continentale: proprio in una Bulgaria apparentemente pacificata, migliaia di persone si sono negli ultimi mesi mobilitate contro la politica silvicola dell\u2019Unione Europea, che serve ad avallare la sistematica distruzione di migliaia di ettari di foreste nei Balcani. Tommaso Fattori (Forum dei movimenti per l\u2019acqua) ha insistito su come il conflitto intorno ai \u201ccommons\u201d stia al centro in Europa della battaglia per il \u201crecupero dal basso di sovranit\u00e0 da parte di cittadini\u201d. Per Jason Nardi (Social Watch), infine, bisogna de-industrializzare la produzione agricola, cancellarne il sovvenzionamento per incentivare gli investimenti veri, contribuire alla riduzione dei consumi, con scelte da \u201cimporre anche in modo proattivo\u201d.<\/p>\n<p>Il giro di tavolo dei rappresentanti istituzionali \u00e8 stato aperto da uno Stefano Fassina (PD) molto pi\u00f9 prudente e \u201cgovernativo\u201d di chi lo aveva preceduto, ma che di fronte alla crescita innegabile dei divari sociali ha sottolineato il bisogno di \u201calleggerire la pressione fiscale sui cittadini lavoratori\u201d, altrimenti si rischia nel breve termine il \u201crifiuto dell\u2019Europa\u201d. Dopo Marisa Matias (parlamentare portoghese della GUE), ha preso la parola Nichi Vendola che, in un\u2019ottica politica, ha segnalato come tra crisi della sinistra, cio\u00e8 \u201ccrisi di un punto di vista autonomo\u201d sul mondo, e crisi dell\u2019Europa, cio\u00e8 di un \u201cmodello di incivilimento che aveva stabilito un rapporto culturale e costituzionale tra lavoro e libert\u00e0\u201d, vi sia uno strettissimo rapporto. Tanto che \u201crinnovamento della sinistra e costruzione europea\u201d stanno sul medesimo terreno.<\/p>\n<h3>UN\u2019EUROPA DEMOCRATICA<\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"width: 320px; height: 255px; float: left; border-width: 0px; border-style: solid; margin: 5px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/vm0369.cs05.seeweb.it\/images\/article_uploads\/test2233.jpeg\" \/>La sessione pomeridiana, e conclusiva, \u00e8 stata dedicata alla partecipazione e ai processi reali di \u201cdecision making\u201d a livello continentale. Monica Frassoni (copresidente dei Verdi europei) non si \u00e8 limitata a denunciare lo storico deficit democratico delle istituzioni comunitarie e lo \u201csquilibrio di poteri\u201d nel rapporto di governance tra i loro stessi organismi con la triangolazione tra Parlamento, Commissione e Consiglio, in rigoroso ordine crescente di peso effettivo. Ma ha segnalato anche i rischi connessi ad un \u201cpermanente andare avanti e indietro\u201d nella costruzione europea.<\/p>\n<p>Rossana Rossanda si \u00e8 domandata perch\u00e9 i popoli europei non credano nell\u2019Europa, e la vocazione europeista sia rimasta una cultura politica d\u2019\u00e9lite, proprio nel continente che aveva inventato la democrazia come \u201cforma di distribuzione del potere in una societ\u00e0\u201d. La risposta sta nel vizio d\u2019origine degli accordi di Maastricht del 1992, quando la comunit\u00e0 \u00e8 stata fondata su un elemento estraneo alla politica, cio\u00e8 l\u2019economia. E, all\u2019interno di questa, sull\u2019elemento pi\u00f9 astratto, cio\u00e8 la moneta. La rappresentativit\u00e0 di chi governa realmente in Europa \u00e8 quella delle forze economiche dominanti, perch\u00e9 si \u00e8 passati dal \u201crapporto tra sovrano e popolo a quello tra forze economiche e forze politiche\u201d, con le seconde al diretto servizio delle prime. Perci\u00f2 la sfida dovrebbe consistere nella costruzione di un potere politico che sia, in chiave contemporanea, almeno all\u2019altezza della settecentesca \u201cdivisione dei poteri\u201d e dell\u2019ottocentesco riconoscimento dei \u201cdiritti del lavoro\u201d.<\/p>\n<p>Susan George ha puntato in particolare la sua attenzione sul documento Van Rompuy-Draghi-Barroso-Juncker, in queste ore in discussione al Consiglio: un \u201cmanifesto antidemocratico\u201d che consegna poteri enormi ad autorit\u00e0 non elette da nessuno, che procede \u201crapidamente\u201d su una strada che deve essere bloccata dall\u2019 \u201cunit\u00e0 di un fronte del rifiuto\u201d. E di fronte al quale non abbiamo tanto tempo.<\/p>\n<p>E\u2019 seguito un nutritissimo dibattito tra i cui contributi \u201cdal basso\u201d segnalo qui, al volo per ragioni di spazio, quelli di Hilary Wainwright (rivista Red Pepper), Pier Virgilio Diastoli (European Movement e Permanent Forum Civil Society), Pierre Jonckheer (presidente della Green European Foundation), Fabienne Orsi (Attac France), gli indignados di Barcellona Daniel Seco e Sergi Diaz, Raffaella Bolini (Arci), Walter Meier (Transform) e Roberto Musacchio (Altramente), tutti con accenti diversi orientati all\u2019importanza di un processo costituente di uno spazio democratico europeo, a partire da un\u2019idea non formale ma conflittuale di democrazia.<\/p>\n<p>Tra di essi particolare forza ha avuto il contributo di Lorenzo Marsili (European Alternatives) nel richiamare alla necessit\u00e0 di \u201cfare politica a livello europeo\u201d. Dopo aver citato i casi in cui ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto, dallo sciopero generale continentale contro le politiche di austerity, alla difesa della Grecia dall\u2019attacco subito e in corso, fino al rifiuto del fiscal compact \u2013 e non a caso il cruciale vertice del Consiglio europeo non ha visto contrapporsi alcuna visibile forma di protesta \u2013 Marsili ha indicato nell\u2019esigenza che i partiti \u201ccedano sovranit\u00e0\u201d, verticale e orizzontale; nell\u2019elaborazione di una vera e propria \u201cstrategia politica\u201d comune a livello continentale; nella costruzione di un programma di movimenti e societ\u00e0 civile in vista del voto europeo del 2014, gli obiettivi minimi di questa fase.<\/p>\n<p>La stessa Rossanda, in chiusura, \u00e8 tornata sulla preferenza per un\u2019 \u201cipotesi costituente transnazionale\u201d, perch\u00e9 \u00e8 la portata del cambiamento in atto a richiederla; mentre Mario Pianta ha indicato le tappe successive di un \u201clavoro congiunto\u201d che qui ha avuto inizio.<\/p>\n<h3>MA \u2026 CONCLUSIONI PROVVISORIE<\/h3>\n<p>Credo che la discussione di Bruxelles abbia fatto compiere a tutti i suoi partecipanti un significativo passo in avanti. Le molto ragionevoli misure keynesiane di governo della finanza e di stimolo ad uno sviluppo non distruttivo e sostenibile, che qui sono state illustrate e che in parte sono recepite dal comunicato finale (riprodotto qui sotto), iniziano infatti a descrivere i contorni di una proposta di alternativa larga, immediatamente collocata sul terreno sociale ed ecologico. Questa proposta pu\u00f2 davvero essere considerata patrimonio comune e condiviso delle differenti esperienze che qui si sono ritrovate.<\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2 fare a meno di sentirsi in sintonia con le realistiche \u201csgradevoli\u201d considerazioni di Rossanda. Bisogna imparare tutti a dirsi la verit\u00e0. E soprattutto le verit\u00e0 scomode. Realizzare anche solo un decimo dei ragionevoli obiettivi indicati dal Forum implicherebbe ed implica un drastico rovesciamento dei rapporti di forza, sociali e politici, dati. Insomma, per dirla con una formula: l\u2019alternativa si presenta finalmente \u201cricca di contenuti\u201d, ma drammaticamente \u201cpovera di forza\u201d.<\/p>\n<p>La discussione intorno alla questione democratica in Europa impone allora il tentativo di rispondere alla domanda: da dove partire affinch\u00e9 l\u2019alternativa non risulti velleitaria?<\/p>\n<p>La sensazione, pi\u00f9 che una previsione che, di questi tempi, nessuno dovrebbe azzardarsi a fare, \u00e8 che \u201cLoro\u201d cio\u00e8 i signori riuniti a trecento metri di distanza nel palazzo del Consiglio stiano accelerando il processo di unificazione politica, certo sotto il segno delle politiche economiche neoliberiste e del deficit democratico, che fino a questo punto ci hanno portato. Quando si affrontano i temi dell\u2019Unione fiscale e di quella bancaria \u00e8 di questo processo che stiamo assistendo al consolidarsi.<\/p>\n<p>E, allora mai come oggi, vi \u00e8 la necessit\u00e0 che faccia irruzione sulla scena, su questa scena, un potere costituente radicalmente democratico, che sia nutrito da una nuova stagione di conflitto sociale in Europa. Perci\u00f2 questa necessit\u00e0 marcia di pari passo con l\u2019affermarsi di una capacit\u00e0 di pensare ed agire con modalit\u00e0 costituenti innovative, anche nelle relazioni tra di noi, nel campo di chi vuole costruire l\u2019alternativa. E\u2019 il tema delle \u201ccoalizioni\u201d e riguarda tutti perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 pi\u00f9 dirsi n\u00e9 esercitarsi da autosufficiente. Nel nostro piccolo, con le giornate di Francoforte, ci abbiamo provato. Ma l\u2019idea delle coalizioni in Europa, da verificare nel vivo dei conflitti del presente, deve interessare ogni piano, quello dei movimenti sociali cos\u00ec come quello sindacale, tra le autonomie locali cos\u00ec come sul piano direttamente politico. E, allo stesso tempo, tra questi differenti livelli dev\u2019essere instaurata una nuova dialettica intessuta di relazioni reali.<\/p>\n<p>Ecco dunque il limite, ma anche la sfida stimolante che la discussione di Bruxelles ci consegna. Perch\u00e9, come ha detto un certo Cesare Prandelli, \u201cabbiamo capito che oltre alla tecnica, ci vuole la qualit\u00e0 e il cuore.\u201d E se si mettono in campo tutti e tre questi elementi, si pu\u00f2 provare sul serio a mandare a casa i custodi del \u201crigore\u201d (cos\u00ec come si \u00e8 fatto con quelli \u201cdei rigori\u201d) che schiacciano la democrazia, la vita e i diritti di milioni di donne e uomini d\u2019Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giuseppe Caccia Apparso su GlobalProject Centocinquanta persone provenienti da differenti Paesi di tutto il Continente hanno partecipato gioved\u00ec 28 giugno a Bruxelles, in un\u2019aula&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":4914,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[193,163],"class_list":["post-4163","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-european-alternatives","tag-crisi-it","tag-democrazia"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v24.6 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Another road for Europe? 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