{"id":4144,"date":"2012-02-27T15:49:19","date_gmt":"2012-02-27T14:49:19","guid":{"rendered":"https:\/\/euroalter.local\/2012\/per-una-ricostituente-europea"},"modified":"2012-02-27T15:49:19","modified_gmt":"2012-02-27T14:49:19","slug":"per-una-ricostituente-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/euroalter.com\/fr\/per-una-ricostituente-europea\/","title":{"rendered":"Per una ricostituente europea"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" style=\"width: 530px; height: 290px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/vm0369.cs05.seeweb.it\/images\/article_uploads\/valle2211.jpg\" \/><\/p>\n<p><em>di Lorenzo Marsili (European Alternatives), Ugo Mattei (International University College, Torino), Francesco Raparelli (Centro studi per l&#8217;Alternativa comune)<\/em><\/p>\n<p><strong>Dal 10 al 12 febbraio, per tre giorni al Teatro Valle occupato di Roma, un confronto internazionale a tutto campo sull&#8217;Europa che vogliamo (<a href=\"https:\/\/euroalter.com\/IT\/ppp\/eventi\/474\/\">informazioni sul forum qui<\/a>)<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante la Repubblica Ceca sia il secondo paese ad essersi \u201csfilato\u201d, dopo la Gran Bretagna, l&#8217;Unione procede nella definizione del Fiscal compact. Si aggiungono pezzi alla \u201cgabbia d&#8217;acciaio\u201d imposta dalla Deutsch Bank e dalla Merkel: riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil al 60%, sanzioni automatiche in caso di sforamento, costituzionalizzazione, in ogni paese dell&#8217;Eurozona, del pareggio di bilancio. Cosa cede in cambio la \u201clocomotiva\u201d tedesca? Nulla. Il \u00abfirewall\u00bb sar\u00e0 attivo da luglio, ma l&#8217;entit\u00e0 del fondo verr\u00e0 discussa nel mese di marzo, anche quest&#8217;ultimo vertice \u00e8 stato inconcludente. Anzi, per iniziare a discutere del fondo salva-Stati la Merkel ha posto come condizione il commissariamento della Grecia e delle sue politiche fiscali: \u201cgermanizzare\u201d l&#8217;Europa, pi\u00f9 di quanto non lo sia gi\u00e0.<\/p>\n<p>Un nuovo processo costituente dunque sta prendendo forma nello spazio dell&#8217;euro e dell&#8217;Unione. Una \u00abrivoluzione dall&#8217;alto\u00bb, come ha scritto Balibar, sollecitata dall&#8217;iniziativa dei mercati finanziari, che sta riducendo in briciole la democrazia liberale che abbiamo conosciuto a partire dal secondo dopoguerra. In un mondo in cui i raporti di forza fra Stati e settore privato sono mutati a tutto danno della sovranit\u00e0 non ci si poteva aspettare altrimenti. Il debito pubblico \u00e8 quanto resta agli spossessati del capitalismo cognitivo, il prodotto congiunto del loro lavoro sfruttato. E\u2019 quindi una legge ferrea dell\u2019 economia politica che questo common venga \u201crecintato\u201d, in una nuova fase di accumulo originario.<\/p>\n<p>Sarebbe ingenuo pensare che questo processo sia lineare. Nonostante gli sforzi di Draghi e Monti non \u00e8 detto che la moneta unica ce la faccia: l&#8217;unificazione delle politiche fiscali \u00e8 tardiva e i limiti ai quali Draghi deve sottoporre l&#8217;immissione di liquidit\u00e0 a sostegno degli Stati in crisi sono troppi. La Bce non \u00e8 una banca centrale, non pu\u00f2 stampare moneta, ed \u00e8 stato proprio questo limite paradossale, imposto dalla Germania, a stimolare l&#8217;iniziativa degli hedge funds. Non \u00e8 casuale che oggi siano proprio quest&#8217;ultimi ? pensiamo a Soros \u2013 a richiedere a gran voce l&#8217;istituzione degli eurobonds. La socializzazione del debito garantirebbe stabilit\u00e0 all&#8217;euro, ma anche liquidit\u00e0 in abbondanza per i mercati. La Germania non ci sta e guarda verso est. Altrettanto, non \u00e8 casuale che proprio al seguito del vertice di Bruxelles la Merkel si sia mossa verso Pechino in compagnia di una ventina di imprese tedesche. Gi\u00e0 200 lavorano nel Guangdong, e il 30% degli scambi commerciali tra l&#8217;Europa e la Cina riguardano la Germania. Intanto in Francia \u00e8 partita la corsa per le presidenziali e Hollande, il candidato socialista, promette, in caso di vittoria, di far saltare il Trattato.<\/p>\n<p>Si tratta insomma di un processo costituente rissoso e incerto, quello avviato dal Fiscal compact. I risultati sul terreno economico sono ancora molto fiacchi, la Grecia e il Portogallo continuano a rischiare il default, altrettanto l&#8217;Irlanda. Mentre Spagna e Italia, devastate dalle politiche del rigore di Rajoy (e prima di lui di Zapatero) e Monti, procedono verso la recessione. Dal punto di vista politico, invece, i risultati sono evidenti: i cittadini europei non contano pi\u00f9 nulla, gi\u00e0 contavano molto poco prima, ora il tasso di democrazia nell&#8217;Eurozona si riduce al minimo. La direzione del capitalismo del vecchio continente sembra pi\u00f9 che mai quella cinese: compressione smisurata dei salari, peggioramento delle condizioni di vita, azzeramento della \u201csostanza\u201d democratica, in un quadro in cui anche i diritti negativi cominciano ad essere a rischio.<\/p>\n<p>Possiamo arrenderci a questo destino? Noi pensiamo di no, e pensiamo che siano tanti, in Europa, a pensarla in questo modo. Per questo ci stiamo mobilitando, assieme a tante e tanti, oltre 40 associazioni in tutta Europa, per \u00abinvertire la rotta\u00bb. Dal 10 al 12 febbraio, per tre giorni al Teatro Valle occupato di Roma, si aprir\u00e0 un confronto a tutto campo sull&#8217;Europa che vogliamo*. L&#8217;idea \u00e8 quella di dare vita ad un nuovo spazio pubblico transnazionale, una \u201ccostituente dal basso\u201d che sappia federare istanze politiche e conflitti, componendo linguaggi e pratiche tra loro differenti, ma tenuti insieme dal filo di una comune spinta europeista, ostile all&#8217;Europa che c&#8217;\u00e8 e al disastro che ci attende, ma capace di delineare un\u2019alternativa chiara e soprattutto di portarla avanti a livello transnazionale.<\/p>\n<p>Il metodo \u00e8 induttivo. Si parte da due questioni programmatiche decisive: i beni comuni il primo giorno, il reddito garantito il secondo, sullo sfondo la connessione fra i due temi. In entrambi i casi si tratta di questioni che, se conquistate sul terreno normativo, sarebbero in grado di rovesciare il delirio monetarista di Francoforte e di ridefinire la costituzione materiale europea. Ma si tratta soprattutto di grandi rivoluzioni culturali capaci di trasformare il senso comune e dunque lo spazio politico in cui viviamo. Dire reddito significa ripensare la distribuzione sociale della ricchezza: in un contesto produttivo dove la precariet\u00e0 diventa regola e la vita viene messa continuamente al lavoro, la conquista politica di una base\u00a0 reddituale sicura e incondizionata significa uscire dall&#8217;incubo del ricatto ripensando al rapporto fra lavoro e tempo libero per lo svago e la cittadinanza attiva, in una dialettica che pu\u00f2 essere interamente ripensata in chiave di beni comuni. La sfida dei beni comuni \u2013 come abbiamo imparato in Italia con il referendum del 12-13 giugno \u2013 \u00e8 la sfida della democrazia contro il saccheggio, l&#8217;autoritarismo e lo sfruttamento sociale ed ambientale: \u00e8 il mondo della qualit\u00e0 \u00e8 della bellezza che si contrappone a quello dell\u2019accumulo e dell\u2019abbrutimento produttivo. Di qui l\u2019importanza del Teatro Valle Occupato, luogo simbolo da questo punto di vista. N\u00e9 pubblico n\u00e9 privato, il comune allude ad una sfera sociale e politica dove il potere si diffonde e con esso la partecipazione nella gestione \u201cimprudente\u201d ma creativa e di qualit\u00e0 delle risorse e dei servizi.<\/p>\n<p>Come sappiamo cittadinanza ed inclusione (le cifre della giuridicit\u00e0 benecomunista) non cadono dal cielo ma devono essere strappati da un&#8217;iniziativa politica ampia e radicale. Per questo immaginiamo la costruzione di due grandi campagne europee, in grado di coinvolgere movimenti e associazioni, amministratori locali (non a caso la proposta di una Carta europea dei beni comuni \u00e8 stata lanciata dal Comune di Napoli) e forze sindacali. In questo senso, l&#8217;utilizzazione dello strumento dell&#8217;Ice (Iniziativa dei cittadini europei), prevista dall\u2019 art. 11 del trattato di Lisbona, deve essere usata in modo contro-egemonico, divenendo uno stimolo a connettere soggetti eterogenei, a far crescere l&#8217;attenzione e l\u2019emozione pubblica, ad arricchire lo sfondo all&#8217;interno del quale far emergere in primo piano le lotte concrete. Dobbiamo sommergere la Commissione (ed indirettamente il Consiglio) con decine di milioni di firme che chiedano l\u2019apertura di un processo costituente politico vero. I temi che affronteremo al Valle devono diventare i temi di un grande dibattito politico, indispensabile ingrediente della costituente di un demos europeo.<\/p>\n<p>La prima stesura della Carta Europea dei Beni Comuni, redatta nell\u2019 ambito di una due giorni torinese di dicembre che ha visto coinvolti molti giuristi internaziuonali oltre ad esponenti dei movimenti \u00e8 gi\u00e0 online, in molte lingue (www.iuctorino.it). L&#8217;appuntamento del Valle occupato sar\u00e0 un passaggio cruciale per rendere ulteriormente vivo questo documento \u201ccostituente\u201d nell\u2019ambito di un grande sforzo partecipato di produzione di giuridicit\u00e0 dal basso, proprio come \u00e8 stato per lo Statuto della Fondazione Teatro Valle Bene Comune.<\/p>\n<p>Seppure si tratta di partire dalla singolarit\u00e0 delle vertenze, non possiamo non pensare ad un luogo di composizione delle lotte e del discorso. L&#8217;indebolimento del percorso dei fori sociali non deve farci demordere. Nel mezzo dell&#8217;emergenza e della crisi, sta crescendo una nuova \u201ccoscienza europea\u201d; siamo sicuri che l&#8217;appuntamento del Valle occupato sar\u00e0 solo l&#8217;inizio, e che questa coscienza debba riuscire a darsi una soggettivit\u00e0 politica capace di agire efficacemente, collegando i piani del locale e del transnazionale e di farsi vero contro-potere. Non sar\u00e0 facile n\u00e9 breve, ma per dirla con uno slogan dei movimenti studenteschi, \u00abla gente come noi non molla mai\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;indebolimento del percorso dei fori sociali non deve farci demordere. 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